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Solitudine: come sconfiggerla grazie alla psicologia e a tante foto…

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Occhi. Occhi che scrutano gli sguardi altrui, che si intrecciano nel racconto delle emozioni; occhi capaci di dare significato al passato, di proiettarsi nel futuro. Occhi “specchio dell’anima”, per dirla come qualche filosofo di molto tempo fa.

Gli occhi hanno questo potere: servono a fissare nella mente gli istanti, a catturare l’attimo. Proprio come farebbe una macchina fotografica, proprio come se dentro ciascuno ci fosse una pellicola invisibile nella quale raccogliere tutto il Mondo.

Questo deve aver pensato Amelia Focaccio, mediatrice familiare a capo del gruppo “Soli mai più, quando ha deciso di organizzare un incontro di “fotografia terapeutica”, in collaborazione con l’arteterapeuta Tiziana Teperino e con la psicologa Eugenia Ferrara.

 

 

Il racconto per immagini, il moto dell’anima

 

 

In che cosa è consistita l’esperienza del laboratorio?

Abbiamo proposto al gruppo un incontro di tipo esperienziale, al fine di indagare le differenti visioni, emozioni ed esperienze riguardo il tema della solitudine e giungere alla costruzione di una visione comune, creando allo stesso tempo un primo spazio di condivisione e accoglienza – hanno detto le due esperte – Abbiamo utilizzato le immagini come strumenti stimolo per raccontare, secondo il punto di vista di ciascuno, ‘Che cosa è la solitudine’.

Si tratta di una metodologia di intervento che rientra nell’ambito della fototerapia: nelle fotografie che osserviamo e che ci colpiscono proiettiamo parti di noi. Ricordi, speranze, fragilità e risorse saltano all’occhio e al cuore attraverso le immagini. Questo linguaggio simbolico permette di aprirsi e svelarsi con maggiore sicurezza e semplicità, seppur sempre nel rispetto dei propri tempi ed esigenze. Ciascuno ha selezionato la fotografia più appropriata per descrivere la solitudine, in base alla sua storia e alle emozioni del momento, e ne abbiamo poi discusso insieme.

 

 

 Quali sono gli spunti di riflessione principali e le conclusioni a cui siete arrivate?

Attraverso l’osservazione delle immagini è stato possibile sollecitare il gruppo a raccontare la solitudine. Il momento della condivisione ha permesso di farne emergere le mille facce, ognuna con significato ed emozione diversa di pari dignità: per alcuni la solitudine è risorsa, momento di ricerca interiore, fragilità; per altri momento di recupero di energie…Ognuno di noi, ha un modo diverso di rappresentarla, di viverla e di esprimerla. Esiste, dunque, un’idea di solitudine diversa per ognuno di noi, visione comune che è emersa nel gruppo nella fase di discussione.

 

Cosa vuol dire proporre un’esperienza del genere a delle donne? Ci sono differenze con l’universo maschile?

L’incontro è stato progettato senza pensare ad alcuna distinzione di genere, tenendo conto del fatto che all’interno del gruppo “Soli mai più” sono presenti numerosi uomini. Interessante però riflettere sul fatto che hanno risposto all’iniziativa solamente donne: abbiamo infatti riunito un gruppo di circa 20 persone, con un’unica presenza maschile. Questo dato ci ricorda evidentemente l’importanza di una precoce e attenta educazione alle emozioni, oltre alla necessità di creare e promuovere spazi di condivisione e supporto. Per un uomo può risultare più difficile chiedere aiuto o semplicemente ricercare un’occasione di riflessione e confronto. Sappiamo bene infatti che, fin da bambini, gli uomini vengono spinti a nascondere le debolezze, a mostrarsi forti, ad essere sempre attivi ed efficienti. Questo tipo di formazione, ovviamente li porta a reagire ai problemi – e quindi anche alla solitudine – in maniera differente rispetto alle donne, con una modalità di azione, piuttosto che emotiva. Vogliamo quindi approfittare per sottolineare l’importanza di fare esperienza di un gruppo nel quale è totalmente assente il giudizio e dove il riunirsi rappresenta la possibilità di trovare la forza per affrontare un momento difficile, ma anche l’opportunità di trovare soluzioni concrete per superarlo.

 

Data la vostra esperienza, quale consiglio vorreste dare a chi si trova in una situazione di solitudine?

Provare a trovare spazi per chiedere aiuto o rivolgersi a persone qualificate per dare un significato alla propria solitudine, ma anche a tessere intorno a sè una rete fatta di amici, per condividere momenti di svago.

Ornella d'Anna Giornalista con un’insana passione per carta e penna, racchiude in sé tutte le contraddizioni delle donne: precisina e decisamente impulsiva, sa essere anche dolce (sforzandosi); a volte le piacerebbe tornare ai 15 anni, poi si guarda attorno e si scopre molto innamorata di ciò che ha: un marito stupendo, una figlia da strapazzare di baci e una famiglia fortissima. Adora le sue due gatte, i tramonti greci e la pasta poco cotta… ma odia le “minestre riscaldate”.

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