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Liberarsi dei regali dell’ex aiuta a vivere meglio davvero: ecco perché

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La fine di una storia porta con sè strascichi nell’anima. Lo sa bene chi è stato lasciato ma, anche, chi ha preso coraggio e posto fine a una relazione che non lo soddisfaceva più.

In questi casi, la parte più difficile è dimenticare, soprattutto quando i ricordi si affacciano nel quotidiano, contribuendo a renderlo un incubo. Ripensare ai bei momenti passati assieme, a quella vacanza meravigliosa fatta anni prima, alle risate o agli abbracci interminabili è un tormento. Perciò, meglio disfarsi di tutto: sogni, speranze e – in particolare – oggetti che ricordino il partner, ormai ex.

Il Museo delle relazioni finite (di cui avevamo già parlato in occasione dell’apertura, nel 2016, a Zagabria) serve proprio a questo: lì sono conservati i cimeli più strambi, i simboli degli amori tramontati per sempre. Nel frattempo, però, questa esposizione – che era nata come “esperimento itinerante” già nel lontano 2006 – si è trasformata e si è allargata: dopo l’apertura di una seconda sede a Los Angeles, oggi si prepara al tour intorno al Mondo. E allora ecco che, tra orribili maglioni a strisce avuti in regalo a Natale e lettere d’amore, tra biglietti del concerto preferito e fotografie, passando per le manette di peluche, i vibratori e altri oggetti sessuali e finendo con il più classico solitario da matrimonio, il rifugio delle storie concluse toccherà anche l’Australia e il Giappone.

 

Relazioni finite: perché lasciare andare gli oggetti aiuta

 

mjuseo rel finite“A una realtà come questa si consegna per sempre un oggetto che è parte di noi, il museo diventa un custode che ne farà buon uso – conferma la psichiatra e psicanalista Adelia Lucattini -. I nostri ricordi saranno trattati come oggetti preziosi e verranno condivisi con il resto del mondo”. Nonostante la storia finita, il dolore, la delusione ogni persona ha l’esigenza di sapere che esiste una parte bella da ricordare. “Gli oggetti che finiscono nel museo non sono solo cose, ma simboli di un amore vissuto intensamente“, prosegue l’esperta. “Psicologicamente, tutti noi abbiamo bisogno di sapere che non sono persi per sempre”.

Questo perché nessun oggetto è fine a se stesso. Tutti, a vario titolo, sono legati a una persona, a un ricordo, a un rapporto. “Associare un bene a un individuo è naturale e inevitabile” – dice Lucattini – “inconsciamente ognuno di noi crea questo legame. Ecco perché tendiamo a conservare il biglietto di un concerto che ci ricorda una serata speciale. Il regalo non è altro che la massima espressione di questo fenomeno. Il dono è una cosa preziosa, data gratuitamente, che da sempre serve per saldare un affetto. Nell’amicizia e a maggior ragione nell’amore”.

Eppure quando una relazione finisce qualcuno ha voglia di cancellare ogni cosa, anche quei simboli materiali. “Succede quando non si riesce a venire a patti con la perdita dell’altra persona. In quel caso conservare un regalo è troppo doloroso – va avanti -. Ma si tratta di un processo pericoloso perché significa negare la parte bella di quella storia e della persona che si è amata. Significa rifiutare in toto una parte del proprio passato”. Chi, invece, è disposto a conservare i ricordi o a regalarli a un museo per condividerli con gli altri dimostra di avere un approccio più sano. “Trattanere qualcosa della persona perduta può aiutare a superare il trauma della separazione. Con il tempo questo legame diventa meno intenso, e allora può capitare di trasformare gli oggetti per donare loro una nuova vita, di venderli o di metterli in mostra in modo che tutti possano ammirare il simbolo di un amore indimenticabile”. Ecco perché il museo delle relazioni finite esiste e piace. Perché a suo modo rappresenta l’amore.

Ornella d'Anna Giornalista con un’insana passione per carta e penna, racchiude in sé tutte le contraddizioni delle donne: precisina e decisamente impulsiva, sa essere anche dolce (sforzandosi); a volte le piacerebbe tornare ai 15 anni, poi si guarda attorno e si scopre molto innamorata di ciò che ha: un marito stupendo, una figlia da strapazzare di baci e una famiglia fortissima. Adora le sue due gatte, i tramonti greci e la pasta poco cotta… ma odia le “minestre riscaldate”.

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