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NTF 2019: Santamaria interpreta le “Storie dal Decamerone”

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Può un uomo d’affari, crudo e senza scrupoli, sembrare a un certo punto solo e pieno di fragilità? Può nascondere un animo sensibile, a tratti perfino docile, sotto l’apparente ruvidità della superficie? Forse sì, può. O almeno, così mostra l’istrionico Claudio Santamaria che al Teatro Sannazaro, accompagnato dal violoncello di Francesco Mariozzi, ha portato in scena il terzo capitolo della serie “Storie dal Decamerone” di Michele Santeramo.

 

 

“Storie dal Decamerone”: rivisitazione di un classico della letteratura

 

 

Avido, compulsivo, nemico di se stesso e ammalato per colpa di se stesso, il protagonista affronta il difficile cammino verso la presa di coscienza: è lui “Il Potere” che dà il titolo allo spettacolo, un essere spregevole, anestetizzato davanti alle miserie umane; è lui a decidere della vita e della morte del suo prossimo, in un gioco tanto effimero quanto meschino. Fino a che…Fino a che non incrocia, per caso, una ragazza. È un attimo. Qualcosa comincia a sgretolarsi, il castello di carta nelle cui segrete è incatenato cede ai bombardamenti del sentimento.

Sentimento.

Sostantivo tanto facile da pronunciare quanto difficile, complesso da decifrare. È con il suo bagaglio di domande, con questa nuova consapevolezza, che l’ominicchio lascia il posto all’uomo, lo assale, lo affoga, lo completa.

Così accade quello che capita anche nel Decamerone (la novella di Boccaccio è “Rinaldo d’Asti, derubato, capita a Castel Guglielmo ed è ospitato da una donna vedova, risollevato dalle sventure torna sano e salvo a casa sua”): lascia moglie  – che gli prega di non tornare più – e figlia – che gli riserva un tiepido saluto – e si incammina nel deserto dei propri disagi. Il nodo narrativo dello scrittore trecentesco funge da cornice catartica e lo aiuterà. Solo in parte, però, perché altri pensieri, altri disturbi dell’animo lo avvilupperanno.

 

“Il Potere” è inserito tra le rappresentazioni del Napoli Teatro Festival inaugurato l’8 giugno e che durerà fino al prossimo 14 luglio. Sotto la direzione di Ruggero Cappuccio e patrocinata dalla Regione, la kermesse conferma la vocazione culturale cui la Campania è votata, in maniera sempre più forte, negli ultimi anni. Tantissimi i titoli in una proposta che spazia dalle Mostre al Teatro per ragazzi, dai Laboratori al Cinema, in quella visione dell’arte a 360° che è, da tempo, la cifra stilistica distintiva dello stesso Cappuccio. Convinto, come spiega quando introduce la manifestazione, che occorra impegnarsi “per la difesa dell’immaginazione, perché vogliamo che i soffitti non si abbassino, che gli spazi interiori non si restringano, che la luce della civiltà non si affievolisca”.

 

 

Per maggiori informazioni: https://www.napoliteatrofestival.it/edizione-2019/

Ornella d'Anna Giornalista con un’insana passione per carta e penna, racchiude in sé tutte le contraddizioni delle donne: precisina e decisamente impulsiva, sa essere anche dolce (sforzandosi); a volte le piacerebbe tornare ai 15 anni, poi si guarda attorno e si scopre molto innamorata di ciò che ha: un marito stupendo, una figlia da strapazzare di baci e una famiglia fortissima. Adora le sue due gatte, i tramonti greci e la pasta poco cotta… ma odia le “minestre riscaldate”.

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