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Addebito della separazione: a chi spetta?

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Durante il processo per separazione uno dei due coniugi ha facoltà di chiedere la pronuncia di addebito, con la quale si pone a carico dell’altro la responsabilità dell’intollerabilità della convivenza, che qualora sia accertata comporta conseguenze di tipo economico (es. perdita del diritto al mantenimento, dei diritti successori, risarcimento del danno). Affinché ci sia l’addebito è necessario dunque che il giudice accerti che la condotta tenuta dal coniuge sia contraria a quanto disciplinato dall’art. 143 c.c., il quale sancisce i diritti ma anche i doveri reciproci dei coniugi, stabilendo che “dal matrimonio deriva l’obbligo reciproco alla fedeltà, all’assistenza morale e materiale, alla collaborazione nell’interesse della famiglia e alla coabitazione”.
La Corte di Cassazione, sez. I Civile, con la sentenza 1 febbraio 2016, n.1867 ha escluso l’addebito a carico della moglie che aveva denunciato il marito per maltrattamenti in famiglia, rivelatisi infondati con conseguente archiviazione del procedimento penale che era seguito. L’uomo aveva, quindi, presentato domanda di affidamento esclusivo dei figli e di addebito in quanto le infondate denunce contro di lui gli avevano impedito di beneficiare di proposte lavorative favorevoli e arrecato danni morali, patrimoniali e di immagine. La Corte però ha reputato infondata la richiesta giacché non ricorreva la violazione dei doveri coniugali di cui all’art. 143 c.c. ed avendo accertato che la donna si era indotta in buona fede a presentare le denunce contro il marito al solo scopo di tutelare i figli, turbati dal deterioramento del rapporto coniugale. Come ha ribadito la Suprema Corte, la crisi del rapporto coniugale deve essere determinata dalla violazione dei doveri coniugali, la cui efficacia causale è da escludere quando la situazione di intollerabilità della convivenza sia già maturata per altre ragioni. Nel caso in esame mancano infatti elementi di una tale violazione da parte della donna.

 

Addebito per infedeltà

 

L’infedeltà coniugale è uno dei motivi principali della crisi del matrimonio con conseguente richiesta di addebito della separazione. Ma cosa accede se entrambi hanno rapporti extraconiugali?
Una recente pronuncia della Corte di Cassazione (n.1259/2016) ha stabilito che laddove la violazione del dovere coniugale è realizzata da entrambi i componenti la coppia, nello stesso periodo, e che i reciproci tradimenti non sono conseguenza l’uno dell’altro (come può essere quello posto in essere da un coniuge per vendetta), l’addebito grava su tutti e due e non rileva neppure chi abbia iniziato prima giacché si tratta di una condotta che determina l’intollerabilità della prosecuzione del rapporto coniugale.
L’ipotesi è peraltro prevista dall’ultimo comma dell’art.548 c.c. con applicazione della medesima disposizione disciplinata per il caso di addebito a carico di uno solo dei due, vale a dire che nel caso del doppio addebito entrambi perdono il diritto all’assegno di mantenimento.

Luisa Minichiello Ironica, tenace, poliedrica. Con uno sguardo sempre volto a osservare ogni cosa da una diversa prospettiva, suggerita dalla sua perenne curiosità di riuscire a vedere oltre ciò che appare. Ama il Giappone, la lettura, la buona musica, gli occhi che hanno qualcosa da raccontare. Appassionata di psicodinamica e di grafologia. Ha maturato una propensione all’approfondimento di tematiche inerenti la criminologia e il diritto penale.

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