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Ago: la consapevolezza che non a tutto nella vita c’è risposta

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“AGO”, una novella di genere medical thriller, è il titolo del libro scritto da Gemma Zontini, psichiatra e membro Ordinario della Società Psicoanalitica Italiana.

Scritto in concomitanza con una cura medica impegnativa, il volume è stato un modo per passare il tempo con l’ago nel braccio, tentando di tenere a bada disperazioni e domande senza risposta. Per ricostruire un’immagine, corporea e psichica, possibile, al posto di quella irrimediabilmente perduta. Per pensare a domani, quando il domani sembra sfuggire o semplicemente perdere di senso.

 

AGO: la trama

 

 

Una dottoressa, psichiatra e psicoanalista, appassionata di gialli, viene coinvolta da un suo amico chirurgo in una strana “inchiesta”: il chirurgo ha notato che i decessi nel Policlinico universitario in cui lavora sono da qualche tempo aumentati e sospetta che queste morti possano non essere naturali. Teme, però, di esternare i suoi sospetti ai vertici aziendali. Se, infatti, si trattasse di sospetti infondati il Policlinico rischierebbe di perdere dei finanziamenti importanti soprattutto ai fini della ricerca. Decide, perciò, di coinvolgere la sua amica poiché sa che lei ha risolto un piccolo “mistero” nell’Azienda Ospedaliera presso cui ha lavorato per circa quaranta anni e in un altro ospedale in cui pure “misteriosamente” sparivano dei farmaci dalle loro confezioni.

La dottoressa accetta: la sua amicizia con il collega data dalla loro giovinezza e, inoltre, l’amico chirurgo l’ha di recente operata per un tumore maligno, seguendola con grande dedizione e affetto. Decide, perciò, di farsi ricoverare presso il Policlinico dove il suo amico lavora per aiutarlo a capire se e cosa sta accadendo. Per svolgere la sua “inchiesta”, però, ha bisogno della sua “squadra”. Una squadra composta dai suoi strampalati familiari: il marito, i due figli e il loro cane. Il marito, il Coniuge, è uno psichiatra-poeta piuttosto noto nel campo della psicopatologia lavoro-correlata. Totalmente privo di senso dell’orientamento, è però in grado di registrare dettagli apparentemente inutili che tuttavia risultano centrali nello svelamento della trama dei fatti. La Grande, la figlia maggiore, è un giovane medico specializzanda in anestesiologia e rianimazione. Alta, mutacica e scorbutica è in grado di accedere con metodi più o meno convenzionali a qualunque tipo di documento cartaceo. Il Piccolo, il figlio minore, è studente in Biotecnologie perché genetista appassionato. Solare, distratto e affabile tanto quanto silenziosa e scostante è la sorella, è un geek in grado di forzare qualunque sistema informatico. Il Cane, meticcia e trovatella, non fa nulla tranne amare incondizionatamente il suo mondo, la sua famiglia. E un amico, un Labrador gigante, che troverà proprio nel campus del Policlinico dove i suoi familiari l’hanno sistemata perché non venga scoperta dagli operatori della struttura universitaria. Lei, Fiammetta, sa solo pensare e neanche tanto linearmente. Proprio per questo motivo ha bisogno della sua squadra: loro agiscono, lei taglia e cuce i fatti raccolti cercandone il filo conduttore.

Una volta ricoverata al Policlinico, Fiammetta, con l’aiuto della sua bislacca famiglia, incontrerà vari personaggi e li farà parlare cercando nelle loro parole i segni distintivi di verità e menzogna. E recluterà altri due membri per missioni fuori casa: Ermengarda, sua vicina di letto e compagna di sciagure perché anche lei affetta da cancro e Micol, studentessa di medicina all’ultimo anno di corso cui il suo amico chirurgo l’ha affidata perché la segua per ogni sua necessità, alla quale Fiammetta ha affibbiato il soprannome di Ossetto perché sospetta possa soffrire di un disturbo alimentare restrittivo.

Nel corso della sua “indagine”, Fiammetta e la sua “squadra” scopriranno che le morti al Policlinico non costituiscono eventi naturali, la fine naturale della vita. Capiranno, invece, che esse sono legate ad un iniquo esperimento non autorizzato. La famiglia, infine, tornerà a casa con qualche legame importante in più, qualche risposta a qualche quesito in più e un cane in più. E la consapevolezza che non a tutto nella vita c’è risposta.

Raffaella Manzo Psicologa-psicoterapeuta e docente a contratto presso l'Università del Molise, intreccia vari interessi nella clinica, nella formazione e nella ricerca.Lavora come libera professionista occupandosi, tra l'altro, di crescita personale. Innamorata della professione, nel (poco) tempo libero le piace viaggiare, leggere e tutto ciò che è legato alla creatività.

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