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Al Museo Filangieri di Napoli le opere di Caravaggio diventano film

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Qualcuno, a Napoli, racconta che la felicità sia figlia di Gaetano Filangieri. Il pensatore campano del ‘700, grande giurista, nel teorizzare le ingiustizie sociali che affliggevano la città in epoca borbonica, disse infatti: “L’uomo ha diritto alla felicità”. L’espressione, che ha attraversato i secoli e si tramanda attraverso belle leggende (tra cui quella, in verità documentata, che vuole sia stata ripresa perfino da Benjamin Franklin nel testo della Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti), trova la sua prova tangibile percorrendo via Duomo. Qui, tra edifici dai muri un po’ scrostati e inaspettate macchie di verde, sorge Palazzo Como, un monumento del ‘400 che divenne la sede della raccolta privata delle opere d’arte di Gaetano Filangieri junior, principe di Satriano e nipote del filosofo.

 

“Caravaggio e le anarchie del tempo”: il Museo si trasforma in luogo da film

 

caravaggio 2Entrare è un po’ come immergersi in un’altra epoca: tra affreschi, stemmi di marmo, cornici in piperno, la vista si offusca e la mente perde la propria cognizione. È facile capire, perciò, perché proprio questa sia stata scelta come ‘location’ per le “visitazioni sceniche” dei dipinti di Caravaggio. L’iniziativa, promossa dallo storico dell’arte Vincenzo De Luca, è stata messa a punto dai ragazzi del liceo artistico di San Gennaro Vesuviano sotto la guida della dirigente scolastica Maria Rosaria Perez e di Marco Domestico che ha coordinato riprese e montaggio. “Caravaggio e le anarchie del tempo”, si chiama il progetto filmico. E difatti, inquadratura dopo inquadratura, vecchio e nuovo si fondono, stravolgendosi e travolgendo lo spettatore che diventa tutt’uno con l’opera, figlio di attimi che non potrebbero mai tornare nella realtà ma che, tuttavia, sono essi stessi parte dell’oggi.

“I ragazzi sono stati entusiasti, anche perché hanno fatto sia da attori che da registi” – ha spiegato Domestico – “Per loro è una cosa totalmente nuova: sono abituati all’elettronica, ad Internet, invece si sono immersi nella cultura in modo nuovo e più divertente”. “L’idea iniziale era quella di far coincidere l’aspetto teorico dell’arte con l’esperienza laboratoriale per fare in modo che i giovani potessero capire la storia dell’arte dal di dentro” – ha puntualizzato De Luca – “La narrazione, dunque, doveva avere a che fare con un personaggio: cosa meglio del genio di Caravaggio si presta ad essere romanzato? In questo caso, però, egli diventa un mezzo, una ‘macchietta di colore’ perché il fine è la bellezza ed il vero protagonista è il Museo”.

Museo che, dopo alcune difficoltà, è stato riaperto lo scorso dicembre con l’obiettivo di riprendere le volontà di Filangieri junior: “Sedici anni di chiusura l’hanno fatto dimenticare ai napoletani ma oggi ripartiamo e lo restituiamo alla città. Ospitare degli studenti qui vuol dire rispettare il mandato del Principe che ha costruito il Museo Artistico Industriale, di cui questo è un’appendice, per la formazione”, ha concluso il direttore Gianpaolo Leonetti.

Ornella d'Anna Giornalista con un’insana passione per carta e penna, racchiude in sé tutte le contraddizioni delle donne: precisina e decisamente impulsiva, sa essere anche dolce (sforzandosi); a volte le piacerebbe tornare ai 15 anni, poi si guarda attorno e si scopre molto innamorata di ciò che ha: un marito stupendo, una figlia da strapazzare di baci e una famiglia fortissima. Adora le sue due gatte, i tramonti greci e la pasta poco cotta… ma odia le “minestre riscaldate”.

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