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Alla ricerca dell’uomo moderno

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Nel corso del mese di aprile si è tenuto a Napoli nell’Antisala dei Baroni del Maschio Angioino il 3° Convegno Nazionale Medicina e Società all’interno del quale eminenti professionisti hanno trattato e raccontato della necessità della rivalutazione e riqualificazione della figura maschile nel mondo di oggi.
Ci introduce agli argomenti che andranno a trattarsi nel corso del Convegno il Prof Ferraro – psichiatra, psicoterapeuta e Docente di psichiatria Forense – secondo cui << in passato tutto funzionava in quanto l’uomo veniva riconosciuto in un determinato modo e da ciò ne discendeva la caratterizzazione del proprio ruolo, per contro oggi all’uomo viene attribuito un ruolo che non sempre riesce a sostenere e pertanto sorgono problemi. La figura femminile si è evoluta, ora sceglie, decide, si impone in una gestione comune; l’uomo ha difficoltà ad adattarsi, questo cambiamento lo spaventa perché non sa se reggerà la situazione. Questo senso di inadeguatezza lo porta a reagire ma nascondendosi oppure a darsi delle regole che non sempre si fondano su valori. In sostanza l’uomo vive un’incapacità di reggere un ruolo paritario pertanto o fugge o rimane su comportamento che non tiene conto del mutamento. Tale complesso di situazioni porta attrito nel rapporto tra uomo e donna. Le reazioni imprevedibili dell’uomo nascono dalla poca conoscenza che il soggetto ha del modo di adattarsi al cambiamento, ma tutto è riconducibile al bisogno di affermarsi della donna che crea scompensi nell’uomo. La cultura dovrebbe aiutare a superare questo senso di inadeguatezza ma non sempre è così e ci si blocca sulla rigidità dei ruoli.>>
E dell’uomo nella società e nella famiglia continuiamo a parlare con il Prof Ceci – Preside della Facoltà di Sc. Politiche della Costantinian University of New York . <<La famiglia per l’uomo è il contenimento della propria immortalità, la prosecuzione del proprio essere, si litiga quando si capisce che si è mortali. L’uomo vive una sorta di scissione tra vita della mente e quella del corpo: gli atti di violenza attuali si inseriscono in questo vuoto tra vita della mente e mortalità del corpo. L’atto di violenza attuale è compiuto non nel senso di eliminazione dell’altro ma di trasformare il partner in altro ma non nel nulla: quando si uccide non si ha più l’ida della nullificazione del soggetto ma solo della punizione che potrà rivivere nei mezzi di comunicazione di massa. Il problema principale è la violenza quotidiana che è impercettibile ma cambia il rapporto. L’uomo assume il ruolo che gli viene imposto ma non fondato su decisioni condivise. C’è bisogno di costruire una relazione e poi assumere il ruolo conseguente unicamente così il rapporto sopravvive. L’unico strumento che può aiutare questo processo è l’introduzione di una nuova pedagogia che insegni a costruire la relazione.
La società dell’informazione in cui oggi viviamo costruisce i ruoli ed è causa del disorientamento dell’uomo, mentre la società della comunicazione. Verso cui dovremmo indirizzarci, costruisce la relazione. L’Italia purtroppo non va verso la modernità, occorrerebbe una totale inversione dei comportamenti.

Il Prof. Perillo – docente della Facoltà di Sc. Della Formazione Univ. Suor Orsola Benincasa – ci fornisce poi un’analisi del fattore “ruolo” all’interno del mondo del lavoro, dove << occorre, anche in Italia come già avviene all’estero, che l’identità di genere diventi una variante secondaria e che si comprenda che la forza sta nella testa del lavoratore e nelle sue mani e non nel suo genere. La gestione del cambiamento ha valorizzato la diversità che non è più di genere ma di competenze e di capacità.
Di fondamentale importanza è realizzare che il ruolo altro non è che una percezione soggettiva, un’aspettativa che ci creiamo data da un dato unicamente culturale. Le aziende che hanno un futuro e quelle che sono già nel futuro guardano alla biografia del lavoratore e non alla biologia e tutto ciò potrà essere possibile solo se si opera una destrutturazione dei ruoli.
Con Prof. Crisci- Prof. Associato di Medicina Legale presso l’Univ. degli Studi di Salerno – approfondiamo invece il ruolo dell’uomo- padre e ci spiega che <<Nell’educazione dei figli la figura del padre ha un peso particolare, spesso costituisce il punto di aspirazione ma se il padre è assente o emarginato alla fine dell’adolescenza i figli diventano tristi, disorientati o depressi. Il padre è visto come la mano che protegge, la roccia che non crolla, il braccio forte che stringe ma anche come portatore di regole. In caso di devianza dei figli spesso ci si ritrova davanti ad una figura paterna fragile, assente od emarginata. >>
Il Prof. Raggi – psicoterapeuta e psicoanalista, Resp. ABA Napoli – tratta del difficile tema delle devianze dei giovani e dei loro disturbi. <<In casi di disturbi alimentari emergono situazioni di evaporazione del padre. E’ bene comprendere che la figura del padre rispetto al maschile è un grado superiore: il padre è una conquista, diversa dalla maternità femminile che è più istintuale. La paternità è un’acquisizione culturale, che rende il padre dal punto di vista psicologico più fragile. Il padre è ambiguo perché deve essere forte ma deve dare amore, questa contraddizione non è di facile risoluzione. Il padre va reinventato in ogni epoca, società, famiglia. Il padre- inteso come archetipo o funzione – dal punto di vista psico-analitico ha un ruolo preciso nel funzionamento dell’individuo che fa da argine all’istinto e ciò che viene dal retaggio animale. Il padre è colui che dopo la madre, che è accudimento primario, porta il figlio nella società. Il padre è colui che detta la regola , che frena l’istinto ed il godimento immediato. La figura del papi/papino (o come oggi si suole chiamare/vezzeggiare il genitore) è degenerazione della funzione che è diventato egli stesso il godimento sfrenato. Ma si tratta di un problema strutturale che si può risolvere unicamente attraverso il recupero della figura paterna. >>
10245513_10202748418543583_7511552649112674915_n (1)Dulcis in fundo, dopo tanti uomini, la Dott.ssa Angela D’Addio – assistente sociale e Referente per il Comune di Napoli del – ci porta la sua esperienza personale riguardante le coppie ed i particolare i padri scissi tra il ruolo che viene loro richiesto di assumere e la realtà. <<Sono spesso i padri a subire il ruolo che la società impone loro. – ci dice la dott.ssa D’Addio raccontandoci uno dei tanti casi che ha affrontato nel corso della sua esperienza – L’uomo dopo la separazione è considerato dalla ex moglie, che serba nei suoi confronti una forte rabbia scaturente dal senso di abbandono che la affligge, quasi unicamente come un bancomat. Egli dunque subisce e soffre per un ruolo che la società gli impone e la donna, oramai consapevole della sua forza e delle sue armi, approfitta di tutto ciò. Si crea così una spirale alimentata dalla rabbia di lei e dall’impotenza di lui che lede quel minimo di rapporto tra gli ex coniugi che andrebbe invece rinsaldato per il bene dei figli. Ecco che qui interveniamo noi mediatori familiari, che con il nostro lavoro andiamo a valutare se e come questo rapporto possa essere ricostruito, cerchiamo di parlare singolarmente con i coniugi per comprendere i punti critici della relazione per poi lavorare con loro su questi. Nella mia esperienza ho visto situazioni al limite, rapporti distrutti e figli in balia dei sentimenti e ripicche dei genitori, ma posso con certezza affermare che se alla base c’è l’interesse per i minori ed una anche minima volontà affinchè loro stiano bene, anche conflittualità accentuate possono smorzarsi agendo attraverso le tecniche della mediazione familiare>>
A conclusione del Convegno il Prof. Ferraro saluta coloro che sono intervenuti con una breve ma significativa riflessione. <<La donna è innamorata della mancanza, si innamora dell’uomo in divisa perché poi se ne va.>>

Diana Ferrara Ama le lingue e i viaggi “on the road” auto-organizzarti, alla scoperta dei piccoli gioielli del Mondo. Sogna di diventare magistrato. Nel frattempo, si divide tra la frenesia della città e la casa in campagna, nella quale si rilassa con un buon libro tra gli alberi da frutta.

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