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Anche da grandi in viaggio con papà (e mamma)

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Da piccoli, le vacanze con i genitori sono una pausa divertente e innovativa. I bambini imparano tante nuove cose, vanno alla scoperta di nuovi mondi, mamma e papà sono più indulgenti sulle regole e vengono visti dai figli in una veste diversa da quella di tutti i giorni: in vacanza, infatti, vien fuori da ciascuno uno spirito differente, più libero, avventuroso, rilassato e curioso. Questo dà l’opportunità ai figli di conoscere caratteristiche mai incontrate nei genitori, e la dimensione del viaggio, di per se stessa percorso alla ricerca di qualcosa di nuovo ed eccitante, apre varchi di comunicazione più diretta e serena all’interno delle famiglie.
Anche l’area del gioco è favorita nelle vacanze e spesso finalmente quei genitori che durante l’anno sono occupati per lavoro, si aprono alla propria parte infantile e giocosa, divertendosi e divertendo i bambini.
I piccoli scoprono passioni ed esperienze dei grandi di quando erano ragazzini.
Gli adulti diventano più alla portata dei piccoli e si liberano di una corazza, di un ruolo, riscoprendo in sé, anche attraverso il rapporto più a tempo pieno coi figli, modi dimenticati di affrontare la quotidianità, magari attraverso una risata.

 

Anche i figli ormai maggiorenni beneficiano dei viaggi con i genitori

 

E’ importante per la loro formazione di adulti aperti all’altro e alla conoscenza del mondo non stare soltanto a contatto con i coetanei, ma entrare nel mondo di interessi e di passioni di mamma e papà, vedere coi loro occhi, adattarsi alle loro modalità di conoscere e approfondire stimoli esterni e di avvicinarsi ad aspetti culturali.
Il cinema ci offre svariati spunti di riflessione su quest’argomento.
Viaggio con papà, a esempio, film del 1982 con Carlo Verdone e Alberto Sordi è una delicata, divertente e dolorosa storia di incontro tra padre e figlio durante un viaggio.
In viaggio con Pippo, della Walt Disney, è un delizioso film animato del ’95 per grandi e piccini, in cui Max e il padre Pippo si conoscono, scontrandosi e litigando, attraverso un viaggio.
Caratteri differenti, interessi opposti, ruoli rigidi, impediscono o rendono difficile la comunicazione tra genitori e figli. E il dover stare a contatto 24 ore su 24 mette a rischio il rapporto stesso. Ma proprio questa possibilità, attraverso l’esplosione del conflitto, che evidenzia punti di vista e modi di osservare completamente diversi, dà invece l’opportunità di trovare un canale, un linguaggio e un ascolto. La capacità di trovare insieme soluzioni e adattamento reciproco, all’interno di un’esperienza affascinante come quella del viaggio, (che mette a contatto col mondo e distrae, introduce di fatto la relazione con l’altro, col diverso da noi, con aspetti di tradizioni e culture differenti da quelli a cui apparteniamo, ma nel contempo lascia inalterata la propria intimità e identità), costituisce un nucleo caldo che pone le basi di un legame comunicazionale più soddisfacente per entrambi.
Questa opportunità ovviamente esiste maggiormente nelle famiglie separate.
E’ con la figura del padre che questo può avvenire più frequentemente, laddove comunemente la madre è più presente, invece, nel rapporto e nella gestione quotidiana delle incombenze dei figli. Ovviamente, avviene anche il contrario.
In alcuni casi di patologie di figli adolescenti, a volte un viaggio col genitore più “lontano” è proprio una prescrizione terapeutica. O diventa semplicemente un suggerimento, in legami difficili.
Personalmente ritengo che la nostra cultura identifichi come aspetto maggiormente accettabile un viaggio e un’uscita serale per una pizza, per esempio, tra il padre e i figli grandi, mentre vede più “strano” quando questo avvenga tra madre e figli, soprattutto se maschi.
Questo perché esistono ancora retaggi culturali legati a ruoli tradizionali, che vedono l’uomo come quello che può esistere “da solo” e che accompagna i figli nel mondo, mentre la donna, senza un uomo accanto, è ancora un’immagine incompleta, come di chi non è ancora in grado di assumere responsabilità di adulto a tutto tondo.
Per fortuna, l’evoluzione e la crescita sta rimescolando le caratteristiche dei ruoli, allargando le possibilità sia per gli uomini che per le donne, offrendo terreno di scambio e reciprocità fra i sessi, ferme restando, ovviamente, le dovute e giuste differenze.
Dunque, proprio una esperienza di “contatto stretto” come un viaggio tra genitori e figli, rappresenta un valido contributo all’indipendenza e al rafforzamento di una coscienza critica nei giovani.

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Francesca Laccetti Psicologa - psicoterapeuta, musicoterapista. Lavora con le famiglie e conduce laboratori di crescita personale con forme d'arte. Ha studiato canto, disegna e ama leggere e scrivere. Considera essenziali passione e apertura al cambiamento, per vivere bene.

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