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Anche il Gambia dice “NO” alle spose bambine

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Le chiamano spose bambine perché a tutti gli effetti sono bambine a cui viene strappata l’infanzia o l’adolescenza, bambine costrette a sposare uomini più grandi e a questa violenza si aggiungono quelle che spesso devono subire ogni giorno tra le mura domestiche. Secondo i dati riportati dall’Unicef a novembre dello scorso anno, senza seri provvedimenti entro il 2050 saranno 310 milioni le bambine costrette al matrimonio e questo solo nel continente africano dove questa piaga è più diffusa che in altre parti del mondo. Soffia però vento di cambiamento in Africa e dopo il caso dello Zimbawe, dove la Corte Suprema ha dichiarato illegali i matrimoni contratti con le minori, è la volta del Gambia il cui presidente Yahya Jammeh ha annunciato di voler vietare i matrimoni con i minori attraverso la creazione di una legge molto rigida. Secondo quanto annunciato dal presidente, quindi, non sarà più possibile sposare ragazze di età inferiore ai 18 anni e chi verrà meno a questa norma rischia sino a 20 anni di carcere. Con questa presa di posizione da parte di Jammeh, il Gambia si inserisce nella lista dei 13 paesi africani ad aver supportato la campagna lanciata dall’Unione africana per l’abolizione dei matrimoni precoci.

 

 

Sanzioni anche per familiari e Imam

 

 

Secondo i dati raccolti dall’Unicef, in Gambia circa il 46 per cento delle adolescenti si sposa prima di aver raggiunto i 18 anni. Circa un terzo delle donne di età compresa fra i 20 e i 24 anni si sono sposate prima della maggiore età, e di queste un decimo hanno contratto il matrimonio prima dei 15 anni. L’annuncio di Jammeh è arrivato in occasione dei festeggiamenti dell’Eid al-Fitr, che sancisce la fine del mese sacro del Ramadan. Il presidente ha sottolineato che eventuali sanzioni saranno previste anche per i familiari della promessa sposa o gli imam che celebrano i matrimoni. Una dichiarazione quella di Jammeh che è risuonata come un monito: “Stiamo distruggendo il futuro dei nostri figli che dovrebbero andare a scuola. Se questa norma non verrà rispettata, anche l’imam che celebrerà il rito potrebbe rischiare il carcere. E potrebbero rischiarlo anche coloro che sono al corrente di qualcosa, ma si rifiutano di segnalarlo. Per questi c’è la prigione per i prossimi 10 anni“. Hanno applaudito all’annuncio gli attivisti per i diritti delle donne, le cui reazioni non si sono fatte attendere; “Una legge da sola non sarà sufficiente a fermare questa pratica piuttosto diffusa – ha commentato una esponente di un movimento in difesa dei diritti delle giovani donne costrette a contrarre un matrimonio forzato -. In questo contesto è essenziale proteggere le ragazze e i loro diritti, fornendo loro alternative significative al matrimonio, come ad esempio un’adeguata istruzione“. Un plauso con riserva, quindi, perché l’idea di incarcerare i genitori che acconsentono al un matrimonio non è ben vista dagli attivisti, il rischio infatti è che si potrebbe innescare una reazione nel paese, dove un terzo delle ragazze si sposano giovanissime.

Anna Peluso Nolana di nascita, romana di adozione. Ingorda di serie TV, discreta lettrice, amante del nuoto. In generale? Ama viaggiare ma i posti che ha conosciuto sono sempre troppo pochi. Sta meglio in acqua che sulla terraferma. Un giorno spera di fare della scrittura il suo lavoro.

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