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Anche la Casa delle donne “Lucha y siesta” di Roma è a rischio chiusura

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Dopo l’ingiunzione di sfratto nei confronti della Casa Internazionale delle donne, ora a Roma anche il centro Lucha y siesta è a rischio chiusura.

 

 

Lucha y siesta non si vende”, la protesta delle attiviste

 

 

Nella Capitale un altro posto sicuro per le donne potrebbe chiudere. Si tratta del centro antiviolenza Lucha y siesta; di fatto l’Atac – l’azienda municipalizzata dei trasporti della città – che è proprietaria dello stabile che ospita il rifugio, ha deciso di vendere l’edificio.

Sono trascorsi quasi 10 anni di lotte da quando, nel 2008, alcune attiviste romane hanno occupato l’ex sottostazione Stefer “Cecafumo”, vicino alla stazione della metropolitana Lucio Sestio a Roma, in zona Tuscolana. All’epoca nessuno avrebbe immaginato che il rifugio sarebbe rimasto attivo per tutto questo tempo, oggi chi si occupa della casa non ha intenzione di arrendersi: “Abbiamo ricevuto diversi segnali di accelerazione del procedimento di dismissione e non intendiamo essere le macerie di un’operazione che minaccia il valore sociale di una storia decennale per sanare anni di scandali e mala gestione economica. Allo spreco e all’abbandono – scrivono le attiviste sul sito di Lucha y Siesta –  abbiamo sostituito un progetto sociale politico femminista e un percorso di recupero dello stabile che ne ha fermato il declino, per renderlo vivibile con la cura quotidiana. Al sistema che privatizza gli utili e rende collettive le perdite abbiamo risposto con una reale valorizzazione, fatta di corpi in relazione, di sperimentazioni, di inclusione attiva e di cultura accessibile”.

Un luogo essenziale per le donne del quartiere che da “Lucha y siesta” trovano un posto con uno sportello di ascolto per le vittime di violenzaconsulenza psicologica e legale, ma soprattutto è uno dei quattro centri in città che ha posti letto per accogliere le donne (a Roma sono lo 30 i posti disponibili a fronte dei 400 minimi necessari). Le attiviste ora chiedono tempo all’azienda per dare modo alle autorità di trovare un posto alternativo cui far appoggiare la casa rifugio e intanto hanno avviato una raccolta firme per chiedere al Municipio locale di regolarizzare la posizione del centro e impedire la vendita dello stabile.

Dal canto suo l’Atac, che da anni vive un periodo di profonda crisi finanziaria, nega che le pratiche per la vendita siano già state avviate, di conseguenza non sono chiari quali siano i tempi di procedura. Nel frattempo le attiviste del centro continuano la lotta. Il movimento Non una di meno, infine, ha organizzato un’assemblea pubblica il 20 dicembre in Piazza della Repubblica a Roma. L’appuntamento è per le 17:30.

Anna Peluso Nolana di nascita, romana di adozione. Ingorda di serie TV, discreta lettrice, amante del nuoto. In generale? Ama viaggiare ma i posti che ha conosciuto sono sempre troppo pochi. Sta meglio in acqua che sulla terraferma. Un giorno spera di fare della scrittura il suo lavoro.

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