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Anna Lavatelli si racconta: “Da sempre scrivo ciò che mi detta il cuore”

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Il suo nome è una garanzia, perché sinonimo di qualità letteraria, ed è ben noto, perché da anni troneggia sui libri degli scaffali di biblioteche e scuole. Anna Lavatelli è una delle scrittrici per l’infanzia più premiate d’Italia e, concedendosi a Ladyo per un’intervista, ha scelto di presentare uno tra i suoi ultimi scritti: Non chiamatela Crudelia Demon (ed. Piemme – Il battello a vapore).

Non chiamatela Crudelia Demon è un libro che si rivolge soprattutto agli adolescenti, affrontando tematiche delicate come il bullismo e i gulag sovietici. Come mai ha scelto proprio questi due argomenti?

Ho parlato dei Gulag perché ero indignata dal fatto che in Italia se ne parlasse ancora pochissimo, soprattutto nella narrativa per ragazzi. Così ho pensato che dovevo essere io la prima, ma arrivandoci per vie traverse (i Gulag, infatti, restano sullo sfondo del romanzo narrati attraverso la voce dall’anziana co-protagonista, ndr). Il gruppo dei bulli è comparso in seguito per confrontare i vissuti delle due protagoniste: una giovane smarrita e infelice da un lato e una anziana provata ma combattiva dall’altro.

non chiamatela crudelia demon

Che bambina è stata Anna Lavatelli? Gli eventi narrati nel libro sono di ispirazione autobiografica?

Ero una bambina vivace, attenta a cogliere le contraddizioni degli altri, soprattutto degli adulti, sensibile alle ingiustizie, intollerante della stupidità, sognatrice e idealista. Il mio eroe era Martin Luther King, il mio sogno andare in Africa come Il dottor Schweitzer, il mio libro preferito Il diario di Anna Frank. Nessuna delle vicende di cui scrivo ha a che fare con la mia vita passata, tranne lo sguardo con cui osservo tuttora i fatti.

Come vive (e svolge) il suo mestiere di scrittrice?

Fin dall’inizio della mia attività ho deciso che avrei raccontato solo quello che il cuore mi dettava. Belle o brutte, le mie storie escono sempre da una scelta personale. Nessun editore mi ha mai imposto temi, e quando l’ha fatto si è sentito rispondere “Grazie, molto onorata di aver pensato a me, però non mi interessa”.

Quali sono le domande più frequenti che le rivolgono i bambini che incontra nelle scuole?

Alcune anche banali (quanti anni hai? Quanti libri hai scritto? ecc…), ma se vi partecipano bambini che hanno familiarità con i libri e consuetudine al dialogo con l’adulto, allora cambia tutto: si parla di letteratura e gli interventi sono di altissimo livello. Non sono più domande e risposte, è conversazione sul senso dello scrivere e del leggere, sul valore delle cose. In quei momenti vorrei che i genitori fossero lì, a sentire di quali profondità siano capaci i loro figli. Peccato che la scuola investa poco o niente nella promozione della lettura.

Lei per chi si schiera: libro o e-book?

A mio avviso non si può essere pro o contro il libro digitale: dipende da noi la scelta. Quel che invece bisognerebbe fare è educare all’uso proficuo dei nuovi strumenti tecnologici: questo è il vero problema del digitale.

Al termine del libro lei ha scritto nella sua auto-intervista che “da piccola voleva fare la burattinaia. Poi, un giorno, a 27 anni, si è seduta al tavolo e ha scritto la sua prima storia”. Una fortuna che sia andata così per il suo pubblico, ma ora che consiglio vuole dare a chi nutre il sogno di scrivere storie?

Un unico consiglio: coltivare la propria passione, senza cedere alle mode, senza tradire se stessi.

Emanuela Zanardini Studia lettere in università e lavora con i bambini. Ama leggere e viaggiare per il mondo, anche se considera come "casa" sua l'Inghilterra, dove sogna di potersi trasferire in futuro.

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