0

Ansia: le donne si curano da sole…e male

0
0


Palpitazioni, vertigini, nausea, ma anche dolore ai muscoli, mal di testa, insonnia…Sono solo alcuni dei sintomi avvertiti da chi soffre di ansia patologica, sensazioni terribili che spesso paralizzano, impedendo di svolgere le normali attività. E allora, che si fa? Dopo un attimo di smarrimento, di solito la persona colpita prova l’istinto di correre a prendere un medicinale: ci si aggrappa ad un’ancora di salvezza chimica per mettere a tacere il corpo impazzito, possibilmente anche in brevissimo tempo e senza farsi accorgere dal proprio capo o da qualcuno di famiglia. Così, ecco che il DAG (Disturbo d’Ansia Generalizzato, termine medico, ndr.) diventa quasi un ‘compagno di vita’, silente e per questo ancora più pericoloso.

 

Fai da te pericoloso per la salute: meglio rimedi alternativi

 

Peccato, però, che l’ansia non sia un “inciampo” in una vita perfetta ma che si configuri come una sindrome specifica, definita e riconosciuta nei manuali di psichiatria come altamente invalidante e in grado di incidere profondamente sulla qualità di vita. A soffrire di questa condizione sono, in Italia, quasi due milioni e mezzo di persone, come sostiene lo studio epidemiologico sulla prevalenza dei disturbi mentali del progetto ESEMeD (European Study on the Epidemiology of Mental Disorders), al quale hanno preso parte sei paesi europei tra cui il nostro. Si tratta soprattutto di donne: il rapporto tra pazienti femmine e maschi è infatti di 2:1, il che significa che le signore sono colpite il doppio degli uomini. E sono proprio le donne che più spesso fanno ricorso al fai-da-te con i farmaci psichiatrici: 6 su 10, come conferma Claudio Mencacci, presidente della Società italiana di psichiatria. Perché in generale vanno più spesso dal medico e in farmacia, si curano di più, e più di frequente prendono decisioni autonome rispetto alla propria salute. E allora via con i tranquillanti: antidepressivi, ansiolitici, ipnotici, prescritti sì dal medico di medicina generale ma magari presi in tutta fretta, senza fare troppa attenzione alle indicazioni, al dosaggio, agli effetti collaterali. E se non sono farmaci può essere un po’ di marijuana o un bicchiere di alcol, per rilassarsi e allontanare per qualche ora i cattivi pensieri, e che invece insieme alle pillole produce un mix micidiale. Altre volte si cerca un sollievo temporaneo nel cibo: si apre il frigorifero e si trova conforto nel budino al cioccolato. Lo zucchero infatti attiva il sistema della “ricompensa”, e il cervello produce ormoni come la dopamina che sono associati a sensazioni di benessere. Ma il senso di colpa che segue la momentanea euforia indica che il rimedio è peggiore del male. Altre si rivolgono a stimolanti come la caffeina, che in effetti – ammettono gli esperti – aiuta a vedere meno nero, ma solo per un periodo limitato di tempo. Passato il quale i livelli di insulina calano, lasciando una sensazione di confusione e cattivo umore peggiore di prima.

L’autocura, insomma, non cura. Anzi, fa peggio: il rischio principale è il sovradosaggio che, qualche volta, intossica l’organismo per settimane e può provocare sonnolenza, astenia e rigidità. Prendere farmaci in modo continuativo e senza seguire la posologia giusta può anche dare origine ad assuefazione. Accade che, alla lunga, la dose iniziale del farmaco non riesca più a dare il suo effetto. L’organismo diventa “tollerante” al principio attivo, e ha bisogno di una dose sempre maggiore per essere efficace. Così dall’uso si passa facilmente all’abuso.

Va un po’ meglio (ma solo un po’) con le terapie “dolci”, a base di erbe e tinture madri: valeriana, passiflora, camomilla non fanno tanto male ma c’è la possibilità che non servano a nulla e, comunque, anche in questo caso non si può esagerare: il troppo produce l’effetto opposto, facendo peggiorare lo stress, provocando vertigini e tremori.

Ideale potrebbe rivelarsi l’esercizio fisico, che migliora l’umore stimolando la produzione di endorfine. E ancora, una doccia calda, agendo su alcuni circuiti nervosi che regolano l’umore, può aiutare a rasserenarsi. Così come yoga e meditazione rappresentano strumenti potenti per acquisire consapevolezza di sé e tranquillizzarsi. Ma se proprio volete guarire, il suggerimento migliore è un altro: fatevi una risata. “Ridere e coltivare il senso dell’umorismo” – spiega Karen Lynn Cassiday, presidente dell’Associazione americana di ansia e depressione – “aiuta a ridurre i livelli di cortisolo legati allo stress e a rilasciare dopamina, per aumentare la sensazione di benessere”.

Ornella d'Anna Giornalista con un’insana passione per carta e penna, racchiude in sé tutte le contraddizioni delle donne: precisina e decisamente impulsiva, sa essere anche dolce (sforzandosi); a volte le piacerebbe tornare ai 15 anni, poi si guarda attorno e si scopre molto innamorata di ciò che ha: un marito stupendo, una figlia da strapazzare di baci e una famiglia fortissima. Adora le sue due gatte, i tramonti greci e la pasta poco cotta… ma odia le “minestre riscaldate”.

LASCIA UN COMMENTO

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *