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Antonella D’Agostino: “Con il film ‘La Casalese’ voglio riscattare le donne del Sud”

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Antonella D’Agostino è una professionista della scrittura e sceneggiatura, impegnata ora a girare ‘La Casalese‘, un film da lei ideato, in cui farà un omaggio alle donne del Sud e alla terra che le ha dato i natali, la Campania.

Nel cast tanti giovani attori partenopei, protagonisti del film tratto da una storia vera, racconto minuzioso delle vicende del processo Spartacus, durato dal 1998 al 2010, a carico di membri del clan camorristico dei Casalesi, con oltre 115 persone a giudizio. La pellicola racconta la storia della ex moglie di un boss pentito del clan dei Casalesi, che si ribella al marito, al clan e allo Stato, del quale rifiuta la protezione personale e del figlio.

Dal Cilento parte il racconto della D’Agostino, impegnata nel quotidiano nella beneficenza e nella raccolta di storie autentiche, prevalentemente al femminile.

 

 

Antonella D’Agostino, l’intervista

 

 

Antonella, ‘La Casalese’ è un film dai grandi presupposti. Cosa l’ha spinta a scrivere una storia tanto intensa?

Considera che i miei film sono stati distribuiti in 18-20 paesi. Ci ho impiegato cinque anni per scrivere la sceneggiatura che tratta di una delle più grosse operazioni di polizia che neanche in America hanno mai seguito in 10-15 anni, tempo in cui ho approfondito le mie ricerche per la stesura dei dialoghi del film. Il mio intento è dare il valore giusto alle donne nate in terra campana. Qui sono nate donne che difficilmente trovi da qualche altra parte perchè siamo donne forti, coraggiose. Voglio anche rivalutare questa regione martoriata da sparatorie, camorra, mostrando tutta la sua bellezza. Solo con la sceneggiatura che ho mandato alla Film Commission ho vinto un premio.

 

Il suo film è tutto incentrato sulle donne. Qual è il ritratto della sua protagonista?

Questo film è creato sulla figura delle donne. La protagonista rifiuta milioni di euro, pur di non scendere ad alcun compromesso nè con lo Stato, nè con la camorra, perchè lei, persona per bene e figlia di un ferroviere, si trova coinvolta in un “inciucio di camorra” e desidera per suo figlio una vita onesta. Ha scoperto che il marito è un camorrista e per comprare il suo silenzio, evitando che parli, cercano di comprarla col denaro. Ingaggia una lotta furiosissima. Va a prendere anche il suo bambino, portato via per essere messo sotto protezione. Per questa motivazione, poichè va a rapire il suo bambino, finisce in prigione. Penso di aver fatto un ottimo lavoro, raccontando una storia vera, elaborata tenendo conto di cosa avrei fatto io nei panni di questa donna. Sono contro ogni forma di ricatto morale nei confronti del genere femminile. Quello che abbiamo conquistato lo stiamo perdendo di volta in volta.

 

Come si è approcciata all’operazione Spartacus? Che difficoltà ha riscontrato nel reperire tutto il materiale a riguardo?

Una sera ho visto una piazza presidiata di Casal di Principe…sembrava in assetto di guerra. Siccome sono nata a Mondragone e ogni sera al telegiornale sentivo storie simili, mi sono chiesta quanto tempo potesse durare questa operazione e mi sono messa sulle tracce che riconducevano ad essa. Ho consultato Internet, avvocati, cancellerie; in questa operazione vedevo tante donne con veli neri sul capo: c’è buona parte delle donne che propendono per questi mali affari, ma la maggior parte di esse cerca di ribellarsi a tal sistema e  neppure per amore di un figlio scenderebbero a compromessi così cruenti. Con molte di esse ho parlato per ricostruire la loro storia. Sono vicende comuni a Casal di Principe e dintorni.

 

Ha detto più volte che quando oltrepassa il Garigliano si commuove. Come ha vissuto la sua terra da bambina?

Vivo da tanti anni a Milano, ma Mondragone, Napoli, mi restano nel cuore e volevo ridargli smalto. Quando oltrepasso il Garigliano sento quell’odore di mentuccia selvatica, delle ginestre, dei pini marini ed oleandri che c’erano una volta. Mi si aprono i polmoni…sarà una questione psicologica, ma l’amore sviscerato per la mia terra mi riporta alle mie radici che mi fanno emozionare davanti ad un tramonto. Pensa che per concludere i lavori di scrittura ho bisogno di spazi immensi naturali; una volta sono dovuta recarmi davanti al mare di Napoli, perchè avevo un blocco creativo, ed alla fine il “mio” mare mi ha ispirata.

 

Quanto della sua emozionalità c’è nei personaggi femminili descritti nel film?

Nel film si denota il carattere della donna campana soprattutto nella nonna del caprone che ha trascorso 30 in carcere da innocente e non esce perchè non sa dove andare. E’ una contadina, ma accade che un giorno al figlio per sbaglio parta un colpo che ammazza il suo vicino di orto. Lei che non era mai uscita di casa, compie l’unico viaggio verso il carcere di Caserta, per non far rinchiudere il figlio, del quale si addossa la colpa del reato. Vede, io credo nello spirito di sacrificio delle donne. Credo nel riscatto del mondo attraverso la morale femminile.

 

Qual è il fil rouge della sua vita?

Amo gli spettacoli della natura in cui mi perdo e mi piace credere nella bellezza e nella bontà che ho cercato di far trionfare nel mio film.

 

 

 

 

Pina Stendardo Collaboratrice freelance presso diverse testate giornalistiche on line, insegue la cultura come meta cui ambire, la scrittura come strumento di conoscenza e introspezione. Si occupa di volontariato. Amante del cinema e della poesia, nel tempo libero si dedica alla recitazione. Estroversa e sognatrice, crede negli ideali che danno forma al sociale.

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