Antonella Leardi: “Oggi sarà sempre il compleanno di Ciro”

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Il 23 novembre Ciro Esposito avrebbe compiuto trentatré anni, e la vita di Antonella Leardi e di tutta la sua famiglia sarebbe stata tutta un’altra storia. Tutti sanno, invece, com’è cambiata, la loro vita, da quel 3 maggio 2014; anzi, com’è stata cambiata, com’è stata devastata da un crudele e brutale episodio di violenza.

E’ la finale di Coppa Italia: migliaia di tifosi della Fiorentina e del Napoli si riversano a Roma, ma non tutti torneranno a casa. Mentre le forze dell’ordine sono impegnate in diversi scontri, lungo viale Tor di Quinto, la strada che porta allo stadio, vengono esplosi quattro colpi di pistola. Ciro viene colpito.I tentativi disperati fatti dai medici, l’amore immenso dei suoi familiari e l’affetto del mondo intero non bastano, dopo cinquantatré lunghissimi giorni di agonia, a salvargli la vita. A restituirgli ciò a cui aveva diritto.

Da allora, Antonella Leardi, una donna minuta ma dal cuore immenso e dallo sguardo dolce, seppur annientato dal dolore più grande, è diventata il simbolo della lotta alla violenza. Messaggera di pace, comunque e sempre, in nome di suo figlio.

 

Omicidio Ciro Esposito, parla la mamma

 

 

 

Signora Leardi… come festeggiava il suo compleanno, Ciro, e quali regali amava ricevere?

Con la classica torta, ma con una tripla festa: una la sera prima con i suoi amici, poi il 23 con la famiglia, e infine il giorno dopo con la sua fidanzata. Voleva condividere la sua gioia con tutti, era un ragazzo solare, allegro. E tuttora noi ricordiamo il giorno del suo compleanno come se fosse qui: con una giornata in suo onore, piena di eventi. Un abbraccio virtuale tra tutti noi e lui. In regalo amava ricevere dei capi d’abbigliamento.

 

Subito dopo la perdita di Ciro, lei ha dato vita, insieme a suo marito Giovanni e ai vostri figli Michele e Pasquale, all’Associazione “Ciro Vive”: di che cosa si occupa?

Lo scopo è compiere gesti d’amore e solidarietà in memoria di Ciro. E’ una Onlus impegnata nel sociale, vicina alla gente, perché la gente è stata vicina a Ciro, e poi a noi. Ancora oggi tutti si ricordano di lui, a prescindere dalla fede calcistica: ho avuto ed ho tante testimonianze di affetto. La sede è stata inaugurata proprio il 3 maggio scorso. E’ una seconda casa per Ciro, che amava pazzamente il Napoli, tanto da rischiare e poi perdere la vita pur di difendere altri tifosi come lui. Il 25 giugno scorso la Villa Comunale di Scampia è stata intitolata a Ciro ed è diventata “Parco Ciro Esposito”. Merito ancora una volta della Giunta comunale, del Sindaco Luigi De Magistris e dell’Assessore Alessandra Clemente, che ne ha proposto la delibera. Ultimamente è stata anche assegnata la “Terza Borsa di Studio Ciro Esposito”, istituita tre anni fa dal CONI e dal suo presidente Giovanni Malagò, ad un giovane rugbista, Giacomo Ronconi, che si è distinto per un’azione di grande generosità durante una partita. Sono, questi, riconoscimenti istituzionali importanti nei confronti di Ciro.

 

23805638_10213249114289799_1064873383_n“Ciro vive” è anche il titolo di un libro, scritto a quattro mani con la giornalista Vittoriana Abate, in cui si racconta la storia di Ciro, un ragazzo semplice e speciale.

Sì, un ragazzo pieno di energia, di sogni, di speranze. Un bravo ragazzo che, subito dopo l’accaduto, i pregiudizi hanno tentato di infangare, aggiungendo dolore al dolore. Lo scopo del libro è di far conoscere Ciro, che io definisco una stella cometa che ha lasciato dietro di sé una scia di amore. Spesso incontro i ragazzi nelle scuole: mi riempiono il cuore con le loro domande, lettere, dimostrazioni di affetto, e disegnano Ciro come un eroe. Io li invito a combattere contro ogni tipo di violenza, a far emergere sempre il buono che è dentro di noi, l’Amore.

 

Il calcio e il Napoli erano le passioni di Ciro: cosa rappresentano, ora, per lei?

Ho fatto mia la sua passione e, quando vado allo stadio, so che lui ne è felice, è quello che avrebbe continuato a fare lui. Lo faccio io al suo posto.

 

Hanno colpito tutti, fin da subito, la sua forza e la sua pacatezza, ma soprattutto l’assenza di quella rabbia cieca che spesso somiglia alla voglia di vendetta.

L’odio non mi appartiene, così come non apparteneva a Ciro. Il mio amore per lui è la mia forza. Noi abbiamo chiesto sempre e solo giustizia. Una giustizia attesa e disattesa, con l’epilogo che tutti conoscono, a dir poco inaccettabile, e che io stessa ho definito in una lettera al Presidente della Repubblica “un’offesa alla memoria di Ciro e alla giustizia, che non solo la famiglia, i parenti, gli amici, ma tutti gli italiani si aspettavano”.

 

Cosa si aspetta, ora, insieme alla sua famiglia, dal futuro?

Che si faccia luce su quanto accaduto. Stiamo raccogliendo firme per una petizione, la gente è con noi. Ciro, purtroppo, non lo riavrò più indietro, ma almeno avrò fatto tutto il possibile per rendergli la giustizia che merita. Anche se quella terrena è un monito, un esempio in cui ho creduto fino all’ultimo, ormai confido più in una giustizia divina. Quella, non ho dubbi, sta dalla parte di Ciro.

Mariateresa Di Pastena È nata e vive a Napoli, dove è riuscita a realizzare i suoi sogni: insegnare e scrivere. È docente di italiano nella scuola media, giornalista e scrittrice. Il suo ultimo libro, dedicato all'adolescenza, e' usato in molti istituti scolastici. Ama anche comporre poesie, passione ereditata dalla mamma.

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