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Attività imprenditoriale: niente indennità di fine rapporto all’ex moglie

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L’ex moglie non ha diritto all’attribuzione di una quota dell’indennità di fine rapporto del marito in virtù della natura imprenditoriale dell’attività svolta.

Secondo quanto si legge nella sentenza depositata il 9 settembre 2016, n. 17883, per lavoro deve intendersi esclusivamente una prestazione resa in via prevalentemente personale mentre, nel caso di specie, l’attività svolta dall’ex coniuge non ha carattere imprenditoriale, giacché è stata esercitata mediante una complessa ed articolata struttura organizzativa con vasta dotazione di mezzi e personale. Non ha neppure carattere parasubordinato giacché il rapporto intercorso tra l’uomo e l’INA-Assitalia trova conforto nel consolidato orientamento della giurisprudenza di legittimità, che, in riferimento al rapporto di agenzia, esclude la configurabilità degli estremi della parasubordinazione ogni qualvolta l’attività dell’agente non si risolva in una prestazione di opera continuativa e coordinata personale, ma sia svolta attraverso una struttura societaria o comunque mediante un’organizzazione imprenditoriale di dimensioni tali da assumere carattere preminente rispetto al contributo personale fornito dall’agente.

Dunque, la sua attività non assume il carattere della subordinazione, o quanto meno di parasubordinazione e ciò riveste un’importanza decisiva nella qualificazione del rapporto e nella ricostruzione della posizione dell’agente: è manifestamente infondata, quindi, la questione di legittimità costituzionale dell’art. 12-bis della legge n. 898 del 1970, sollevata dalla difesa della ricorrente in riferimento all’art. 3 Cost., non avendo tenuto conto della natura e denominazione adottata dalla contrattazione collettiva.

 

 

Diritto alla percentuale dell’indennità di fine rapporto

 

 
L’art. 12-bis della legge n. 898 del 1970, riconosce al coniuge divorziato titolare di assegno che non sia passato a nuove nozze il diritto ad una percentuale dell’indennità di fine rapporto percepita dall’altro coniuge all’atto della cessazione del rapporto di lavoro. Esso mira a realizzare una forma di partecipazione, sia pure posticipata, alle fortune economiche costruite insieme dai coniugi finché il matrimonio è durato, ovvero ad imporre la ripartizione tra i coniugi di un’entità economica maturata nel corso del rapporto di lavoro e del matrimonio, in tal modo soddisfacendo esigenze di natura non solo assistenziale (evidenziate dal richiamo alla spettanza dell’assegno di divorzio), ma anche compensativa, rapportate cioè al contributo personale ed economico fornito dall’ex coniuge alla formazione del patrimonio di ciascuno e di quello comune.

Luisa Minichiello Ironica, tenace, poliedrica. Con uno sguardo sempre volto a osservare ogni cosa da una diversa prospettiva, suggerita dalla sua perenne curiosità di riuscire a vedere oltre ciò che appare. Ama il Giappone, la lettura, la buona musica, gli occhi che hanno qualcosa da raccontare. Appassionata di psicodinamica e di grafologia. Ha maturato una propensione all’approfondimento di tematiche inerenti la criminologia e il diritto penale.

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