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Bambini di Amatrice: nei disegni il trauma del terremoto

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Bambini vittime del terremoto di Amatrice terrorizzati dalla calamità che li ha privati di casa, genitori e prospettive di vita. Nei loro disegni la traccia della paura. Matite e colori tracciano luoghi in stato di crollo. I piccoli temono che si aprano delle crepe sotto le tende e che vengano divorati da queste ultime.

 

 

Terremoto Amatrice, la reazione dei bambini

 

 

E’ l’incubo dei bambini nel campo di accoglienza di Griciano, piccola frazione a tre chilometri da Accumoli, sito andato distrutto tra Lazio e Marche. In un mini-campo giochi non lontano dalle tende allestito dai volontari, i bimbi si rincorrono giocando, ma dai loro disegni traspare il trauma del terremoto. Nella ludoteca opportunamente creata per loro, tra fumetti, macchinine e qualche libro, 10 bimbi di età compresa tra i 3 e i 12 anni disegnano il volto del terrore. Tutti esprimono quello che hanno vissuto canalizzando le proprie emozioni.

I volontari dichiarano: “Nel paese ci sono circa 17 bambini, 10 sono qui. Si conoscono tutti, non hanno capito bene cosa sia successo e pensano di stare in vacanza”. All’arrivo delle scosse di assestamento abbracciano gli adulti ed ecco che a matita, su carta, spuntano tende e case che crollano sgretolandosi. Seppur piccoli, a livello inconscio, i giovani terremotati portano dentro il trauma della morte, come evidenziato dai disegni e temono di essere inghiottiti dalle voragini. Ecco così apparire grida e desiderio di fuga a colori cangianti, simbolo di richiesta di soccorso.

 

Pina Stendardo Collaboratrice freelance presso diverse testate giornalistiche on line, insegue la cultura come meta cui ambire, la scrittura come strumento di conoscenza e introspezione. Si occupa di volontariato. Amante del cinema e della poesia, nel tempo libero si dedica alla recitazione. Estroversa e sognatrice, crede negli ideali che danno forma al sociale.

Comment(1)

  1. Il disegno è uno strumento potente: permette ai bambini di esprimere emozioni e sensazioni, consente al care giver di comprendere ‘dove sta’ il bambino. Nel disegno qui pubblicato mi sembra di cogliere (anche se non riesco ad ingrandire quanto vorrei) anche alcuni ‘punti di forza’ sui quali fare leva. Per esempio c’è una scala. c’è la possibilità di chiedere aiuto e la risposta connessa… come dire c’è paura ma anche una fiducia…

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