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Dislessia: con la poesia in rima, bambini compresi e felici

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Immaginate che, iniziando a leggere questo articolo, le lettere che formano le parole scorrano velocemente davanti ai vostri occhi. Così velocemente da non permettervi di riuscire ad afferrarne il significato. La prima reazione sarebbe smettere immediatamente di leggere, poi sareste colti da un senso di frustrazione e paura al pensiero di dover provare di nuovo questa sensazione.

Ebbene, ogni volta che lo sguardo di un bambino dislessico incontra un testo scritto, accade qualcosa di simile. E la scuola è il luogo in cui questi incontri avvengono tutti i giorni, e tutti i giorni si è costretti a fare i conti con il proprio disagio davanti ai compagni e agli insegnanti.

La dislessia, che è solo uno dei principali disturbi specifici dell’apprendimento, (insieme a disgrafia, disortografia e discalculia, alle quali spesso è unita, ndr.) riguarda la capacità di leggere correttamente. Pur essendo molto comune, se non viene individuata subito o affrontata in modo adeguato, può generare, nel bambino, spesso scambiato per un allievo svogliato e distratto, disistima ed insicurezza.

 

Dislessia: tra diritti e strategie specifiche

 

Tra i tanti diritti del bambino dislessico, in primis avere un piano didattico personalizzato, c’è anche quello di comunicarlo o meno alla classe. Così, spesso succede che, mentre gli insegnanti si adoperano per attuare le strategie adatte, i compagni si chiedano il perché di questo “trattamento speciale” (che prevede, ad esempio, l’esonero dalla lettura ad alta voce, la lettura, da parte del docente, delle verifiche, ecc.). L’ideale, dunque, sarebbe creare in classe una situazione così accogliente da spingere il bambino a fidarsi e a capire che non c’è proprio niente di sbagliato nell’essere dislessici. Così, dopo averne parlato con lui, si potranno guardare dei film e dare alla classe informazioni sull’argomento.

Tutti saranno colpiti dal lungo elenco dei nomi di persone dislessiche famose: scorrendo sullo schermo, mostrerà il numero elevato di quanti, nonostante questa difficoltà, sono riusciti non solo a realizzare i loro sogni, ma a primeggiare nei campi più disparati. La dislessia, infatti, non è un limite, ma uno stimolo, un modo alternativo di apprendere. Subito dopo potrà capitare che quello stesso bambino, prima quasi nascosto dietro il banco, si alzerà in piedi esclamando con orgoglio: “Anch’io sono dislessico!”.

E, come in questa poesia in rima, si sentirà finalmente compreso.

 

Ecco a voi la dislessia!

 

Che fatica era imparare la storia!

Non avevo proprio memoria!

Leggevo, ma proprio non capivo,

e ancor di più mi intestardivo,

Allora, quel libro lo aprivo e lo chiudevo,

lo posavo… e poi lo riprendevo.

Dopo un po’, però, mi arrendevo…

Andavo a scuola ed ero impreparato,

eppure a casa avevo studiato!

Ma non ricordavo proprio niente,

e mi sentivo davvero un ‘perdente’.

Tutti mi guardavano, alcuni ridevano,

altri invece mi deridevano!

Ma un giorno, mentre ero alla lavagna,

è arrivata una nuova compagna,

che, avvicinandosi a me,

mi ha accarezzato e parlato di sé.

Conoscerla mi ha dato sicurezza

ed ha scacciato tutta l’amarezza…

Mi ha sussurrato dolcemente:

“Di sbagliato non hai proprio niente:

hai bisogno solo di più cura ed attenzione

ed anche tu potrai essere un campione!”

Così, prima che qualcuno mormorasse,

ho annunciato a tutta la classe:

“Oggi vi presento una cara amica mia,

il suo nome è: dislessia”.

 

 

Mariateresa Di Pastena È nata e vive a Napoli, dove è riuscita a realizzare i suoi sogni: insegnare e scrivere. È docente di italiano nella scuola media, giornalista e scrittrice. Il suo ultimo libro, dedicato all'adolescenza, e' usato in molti istituti scolastici. Ama anche comporre poesie, passione ereditata dalla mamma.

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