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Barbie? Via tacchi e borsette: ora sviluppa videogiochi

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Normalità. Di questi tempi sembra questa la parola d’ordine in casa Mattel. Niente più bambole biondissime, dalle forme mozzafiato e impegnate in gran balli, cerimonie, passerelle. O, meglio, non solo. L’iconica Barbie, infatti, nelle sue versioni più recenti è sempre più simile alle ragazze ‘normali’, non solo nell’aspetto, ma anche e soprattutto nelle ‘attività’ in cui è impegnata (fosse anche combattere la lotta contro il cancro!). Se il gioco deve preparare i bambini alla vita vera, del resto, la bambola più amata di sempre non può non lanciare un messaggio fondamentale: tutti possono essere quello che vogliono. E, no, non ci sono discipline più consone a uno dei due sessi.

In barba a qualsiasi pregiudizio sulle STEM (acronimo con cui ci si riferisce alle materie scientifiche, tecnologiche, ingegneristiche e matematiche, ndr), così, l’ultima arrivata in Mattel è una Barbie sviluppatrice di videogiochi. A chi credesse ancora al mondo dei giochi per console come a un mondo popolato da strane creature di sesso maschile, Barbie Game Developer ricorda insomma che creare un videogioco richiede creatività, capacità di lavorare in team, abilità narrative, tutte qualità che non sono affatto prerogative maschili. Vestita in perfetto stile “geek” (pantaloni comodi, felpa e una maglietta con stampati comandi da tastiera) e con tutto l’armamentario tipico di un buon programmatore (cuffie, portatile e tablet), la nuova Barbie lancia una sfida di fantasia alle bambine che scelgono di giocare con lei: creare qualcosa di nuovo e rivoluzionario per il mondo dei videogiochi. Per questo c’è chi ha salutato Barbie sviluppatrice di videogiochi come il primo, seppur timido, tentativo di un soggetto business di promuovere il coding tra le abilità che i più piccoli dovrebbero imparare fin da subito.

 

Barbie è in carriera (e fa professioni che non ti aspetti!)

 

A rigore, però, non è la prima volta,che Mattel prova a sconfinare col suo prodotto di punta nelle discipline informatiche. Qualche anno fa Barbie è stata protagonista di un libro (“Barbie Ingegnere Informatico”, ndr) in cui scriveva la storia di un videogioco, pur senza “occuparsi del codice, che è roba da maschi” ed essendo costretta a ricorrere all’aiuto di colleghi uomini per pulire il suo pc dai virus. Un passo falso, quello di allora? Possibile, visto il modo in cui la casa produttrice ha provato a rimediare con una nuova Barbie Game Developer. A farle compagnia, in un’intera collezione di Barbie in carriera, la bambola pilota di aerei e quella regista dell’anno, quasi a sfidare la scarsità di lavoratrici donne nell’industria del cinema.

Virginia Dara Siciliana di nascita, milanese e ora un po' romana di adozione. Le piace pensare di essere i libri che ha letto, la musica che ha ascoltato, i posti in cui ha vissuto, le persone che ha incontrato. Blogger da sempre e da anni collaboratrice freelance presso diverse testate online. Crede profondamente nel potere curativo della scrittura (e spera di poterne anche vivere!).

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