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Basta un poco di zucchero…Il sesso nelle donne diabetiche

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Il diabete, come tutte le patologie croniche,  ha un forte impatto sulla psiche. Numerosi studi  dimostrano una stretta correlazione fra la malattia diabetica e talune condizioni psicologiche le quali, a loro volta, possono  influenzare  la gestione della malattia, spesso impedendo al paziente un’adeguata aderenza alla terapia prescritta.

Ormai è noto che anche i disturbi psicologici possono avere effetti sull’equilibrio glicemico: lo stress e l’ansia hanno effetti iperglicemizzanti, liberando catecolamine, sostanze che aumentano la concentrazione di zucchero (glucosio) nel sangue.

Negli ultimi anni ho riscontrato di sovente, nelle mie pazienti con diabete, disturbi della loro sessualità che si manifestano come:

  • diminuzione della lubrificazione vaginale, con conseguente secchezza vaginale
  •  rapporto sessuale doloroso, che determina disagio
  •  diminuzione o nessun desiderio di attività sessuale

Spesso tali disturbi si accompagnano a depressione, determinando anche problemi nella coppia, che si è visto essere maggiormente presenti  tra le donne diabetiche rispetto a quelle non diabetiche.

 

 

I suggerimenti dell’esperto 

 

“Purtroppo” spiega la dottoressa Ada Maffettone, responsabile dell’Unità Metabolica dell’AORN Ospedali dei Colli, “non esiste una terapia farmacologica ad hoc per la disfunzione sessuale femminile. Le cause di disfunzione sessuale nelle diabetiche sono riconducibili ai danni a carico del sistema nervoso (neuropatia), al ridotto afflusso di sangue ai tessuti genitali e vaginali, a modifiche ormonali; non bisogna poi sottovalutare che anche alcuni stili di vita poco corretti quali l’ abuso di alcuni farmaci, di alcool, il fumo e alcune specifiche patologie quali le infezioni ginecologiche o la stessa menopausa possono causare, nelle donne diabetiche, disfunzioni sessuali”.

E’ fondamentale,  continua la Maffettone, “migliorare il controllo metabolico della malattia con un’adeguata aderenza alla terapia da parte delle pazienti ma, soprattutto, far seguire  uno stile di vita sano con dieta e attività fisica adeguate. Spesso risulta necessario indirizzare le pazienti ad un  percorso di sostengo psicologico per concedersi uno spazio da poter dedicare a sé stessi, che possa fornire l’opportunità per esternare, discutere e confrontarsi su argomenti e decisioni importanti; per cercare di risolvere dubbi e porre domande con lo scopo comune di “normalizzare” il proprio status emotivo”.

 

Raffaella Manzo Psicologa-psicoterapeuta e docente a contratto presso l'Università del Molise, intreccia vari interessi nella clinica, nella formazione e nella ricerca.Lavora come libera professionista occupandosi, tra l'altro, di crescita personale. Innamorata della professione, nel (poco) tempo libero le piace viaggiare, leggere e tutto ciò che è legato alla creatività.

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