Bimbi in “crisi”: si risolvono così!

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Nell’affrontare una situazione critica è una abitudine comune utilizzare una prospettiva razionale, ossia cercare la causa o l’origine del problema.

Eppure molti problemi umani, relazionali e psicologici sono fenomeni legati a più variabili, risentono dell’influenza dell’interazione tra le persone e possono essere originati da diversi fattori, difficili da isolare uno ad uno.

 

Crisi nel bambino: le strategie giuste per risolverle

 

Se un bambino, ad esempio,  inizia a fare la pipì a letto dopo aver acquisito un buon controllo sfinterico, questo sintomo potrebbe indicare un disagio psicologico o un problema fisico.Si tratta nella stragrante maggioranza dei casi  di un disagio psicologico, ma è sempre opportuno differenziare i due aspetti per escludere quello irrilevante.

Per ottenere informazioni sull’origine del disagio lo si chiede al bambino, trattandolo come fosse un adulto in grado di elaborare e descrivere il motivo del suo malessere dimenticandosi che, fino a una certa età, i bambini hanno difficoltà a usare il linguaggio per esprimere le proprie esperienze.

Le ipotesi quindi potrebbero essere diverse: se il bambino non ha un problema ormonale o fisico, il sintomo potrebbe essere un indicatore di ansietà, ad esempio per qualche incertezza legata al futuro, come un cambio di scuola, una difficoltà o un trasferimento lavorativo del padre, un forte shock dovuto a un vissuto traumatico del passato che per qualche motivo si riattiva.

Al posto di lunghe domande e indagini sulle cause, è fondamentale  osservare la situazione attuale e fare piccoli esperimenti con il figlio, nella quotidianità, per scoprire qualcosa in più del problema e del suo funzionamento.

Suggeriamo sempre ai genitori di osservare la situazione attuale e fare piccoli esperimenti con il figlio, nella quotidianità, per scoprire qualcosa in più del problema e del suo funzionamento. 

Come indica il Fondatore del Centro di Terapia Strategia –  Giorgio Nardone – scopriamo il funzionamento di un fenomeno attraverso l’introduzione di cambiamenti e l’osservazione della reazione prodotta. Sarà proprio quest’ultima che introdurrà informazioni nuove o confermerà ipotesi che potevano all’inizio solo essere immaginate, ma non confermate.

I piccoli cambiamenti che i genitori possono programmare per comprendere meglio il problema non sono casuali ma scelti in base alle prime osservazioni del fenomeno, tenendo conto della descrizione accurata dei fatti; dell’analisi di ciò che è stato fatto ma non ha funzionato o ha prodotto un peggioramento; modificando ciò che non ha funzionato.

 

Raffaella Manzo Psicologa-psicoterapeuta e docente a contratto presso l'Università del Molise, intreccia vari interessi nella clinica, nella formazione e nella ricerca.Lavora come libera professionista occupandosi, tra l'altro, di crescita personale. Innamorata della professione, nel (poco) tempo libero le piace viaggiare, leggere e tutto ciò che è legato alla creatività.

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