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Bimbi iperattivi: come riconoscerli?

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Crescere un figlio oggi significa gestire la sua crescita con pazienza. Esistono però casi in cui l’eccessiva vivacità di un bambino è legata ad una patologia vera e propria e qualsiasi tentativo genitoriale di mettere a tacere l’irrequietezza infantile risulta vano, soprattutto se il bambino è iperattivo.

Iperattività: le regole per gestirla

Tra i diversi disturbi delle ultime generazioni infantili, rientra l’iperattività. La sigla di riferimento ad essa attribuita è ADHD (Attention DeficitHyperactivity Disorder) ed implica disordine e distrazione nelle attività dei più piccoli.

La sindrome, sempre più diffusa, è in considerevole aumento. Rientra nei disturbi comportamentali e spesso è ereditaria. Il bimbo iperattivo non è semplicemente vivace, ma ha difficoltà di concentrazione e soffre di impulsività, fenomeni che si manifestano e crescono durante l’età evolutiva.

I soggetti coinvolti da questa sindrome tendono a consumare gli stimoli in modo simultaneo e con eccitazione. Risultano per questo più vulnerabili, in quanto le loro sensazioni sono più amplificate.

Gestire un bimbo iperattivo significa per un genitore acquisire la consapevolezza che il minore è affetto da una patologia che lo spinge ad essere fortemente disorganizzato e distratto, incapace spesso di portare a termine un’attività. Spesso gli iperattivi diventano aggressivi, sbadati e precipitosi. Come comportarsi dunque con loro? 
Al di là di amore e pazienza, bisogna stabilire delle regole di comunicazione con il bambino. Occorre anzitutto verificare il grado di ascolto di quest’ultimo, nel momento in cui ci confrontiamo con lui. Nella comunicazione verbale vanno adoperati concetti semplici e diretti, senza dilungarsi, onde creare ulteriore confusione nella mente del piccolo. I bimbi iperattivi ricercano gratificazioni immediate dagli stimoli esterni, in caso contrario, la perdita di concentrazione viene amplificata.

Ricorrere ad un intervento medico non è mai da escludere. Nelle forme più serie di iperattività, ad esempio, risulta importante una terapia cui sottoporre il piccolo paziente, per aiutarlo a stimolare dialogo e concentrazione. Talvolta diventa indispensabile anche una cura farmacologica. Oggi si interviene utilizzando solo in casi eccezionali,  il methilfenidato, un farmaco che agisce ripristinando i corretti circuiti dell’attenzione, mediante l’aumento di dopamina, medicinale che riduce  anche l’iperattività.

Pina Stendardo Collaboratrice freelance presso diverse testate giornalistiche on line, insegue la cultura come meta cui ambire, la scrittura come strumento di conoscenza e introspezione. Si occupa di volontariato. Amante del cinema e della poesia, nel tempo libero si dedica alla recitazione. Estroversa e sognatrice, crede negli ideali che danno forma al sociale.

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