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Blue Whale: una chat per aiutare famiglie e vittime

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Non si placa la scia di notizie che circonda il macabro Blue Whale, il “gioco” russo che spinge i giovanissimi al suicidio. Adesso per aiutare le vittime e le famiglie è nata una chat che mette in contatto con professionisti per trovare il giusto supporto.

 

 

#fermiamolabalena il nome della chat che vuole bloccare il Blue Whale

 

 

Il fenomeno del Blue Whale nel nostro Paese è arrivato da poco, ma la challenge nata in Russia nel 2015 ha già fatto 150 vittime nel paese di origine. Nei mesi scorsi in Brasile avevano risposto alla balena blu dando vita al Pink Whale, un’altra challenge che però si propone di condividere e diffondere l’amore per gli altri e se stessi.

In Italia, dopo il caso del quindicenne suicidatosi a Livorno e le 40 segnalazioni, di cui però è importante sottolineare che sono ancora tutte da verificare, nasce un  aiuto concreto. Una chat che permette ai giovanissimi ma anche alle famiglie di mettersi in contatto con esperti per chiedere aiuto e trovare supporto.

Si chiama #fermiamolabalena la chat WhatsApp al numero 3482574166 ed è un’estensione di #adessoparloio, il programma in onda su Real Time che si occupa proprio di lotta a bullismo e cyber bullismo. L’idea della chat nasce dalla collaborazione tra Casa Pediatrica ASST Fatebenefratelli-Sacco di Milano, Osservatorio Nazionale Adolescenza e Pepita Onlus con l’obiettivo di “riportare al centro il valore educativo del dialogo e accogliere le paure dei ragazzi, ma anche rassicurare gli adulti affinché riacquistino il loro ruolo guida senza demonizzare la Rete.”

Il Centro nazionale di prevenzione e contrasto del cyberbullismo e dei fenomeni illegali della Rete che ha sede presso la nostra Casa Pediatrica – spiega Luca Bernardo, direttore di Casa Pediatrica – sta monitorando da tempo questo sistema virale e perverso, già dalle sue prime manifestazioni nel deep web. Si tratta di un sistema che circuisce e spinge il minore, tra i 9 e i 17 anni in un vortice di nichilismo, mosso dal coraggio di accettare un certo numero di sfide. All’inizio apparentemente lecite: dal fermare uno sconosciuto per strada a dichiarare il proprio amore, per poi virare su verso l’autolesionismo, fino a quel salto nel vuoto dal punto più alto della città. Non si tratta di gioco, bensì di morte, una morte pianificata istante dopo istante. Sono tanti i rischi nella rete per le nuove generazioni, ma siamo noi adulti a dover mostrare loro la bellezza della vita, che prescinde dalle belle e dalle brutte giornate che ognuno di noi può ricordare. La vacuità, l’oblio e il silenzio che attanaglia molti, moltissimi giovani, in età sempre più precoce, risultano oggi tanto più incisivi quanto effimero appare lo strumento dal quale si diffondono. Il web di virtuale non ha nulla, soprattutto per i soggetti più sensibili. Perché la rete esaspera i sentimenti e, quindi, le fragilità. Ecco perché i social network devono essere richiamati alla loro corresponsabilità. La viralità delle informazioni deve fare un passo indietro di fronte al pericolo di emulazione”.

Anna Peluso Nolana di nascita, romana di adozione. Ingorda di serie TV, discreta lettrice, amante del nuoto. In generale? Ama viaggiare ma i posti che ha conosciuto sono sempre troppo pochi. Sta meglio in acqua che sulla terraferma. Un giorno spera di fare della scrittura il suo lavoro.

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