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“Boxed In”: la tutela maschile sulle donne in Arabia Saudita

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La vita delle donne saudite sotto la lente di in gradimento. Un documento di 79 pagine “Boxed In: Women and Saudi Arabia’s Male Guardianship System”, creato da Human Rights Watch e che rappresenta la summa di ricerche, analisi di documenti ufficiali, leggi e politiche. Uno studio dettagliato sulla condizione femminile in Arabia Saudita, dove le donne sono ancora tenute sotto stretta sorveglianza dagli uomini-padroni. Nel più grande Stato arabo dell’Asia occidentale le donne non possono sposarsi, né viaggiare all’estero o essere scarcerate senza il permesso di un uomo che gli fa da tutore e nonostante le riforme degli ultimi anni per una donna è ancora necessario chiedere al proprio tutore il permesso per lavorare o accedere all’assistenza sanitaria. Questo sorta di sistema di tutela maschile nei confronti delle donne rappresenta il più grande impedimento per l’applicazione e il rispetto dei diritti delle donne saudite; una grave forma di arretratezza civile e legislativa soprattutto se si considera che nel 2000 il Paese ha aderito alla Convenzione delle Nazioni Unite per l’eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne.

 

“Mio figlio è il mio tutore”

 

La ONG newyorkese nel suo lavoro di reportage ha incontrato oltre 60 donne saudite, interviste dalle quali è emerso quanto le donne siano considerate come dei minori tanto come che anche un figlio può diventare tutore della propria madre, come ha raccontato un’anziana signora durante una delle interviste: “Mio figlio è il mio tutore, che ci crediate o no, ed è davvero umiliante. Mio figlio, colui che ho messo al mondo e cresciuto, è il mio guardiano”. Nella maggioranza dei casi i tutori sono i mariti che, purtroppo, continuano ad esercitare la custodia sulle donne anche nei casi di violenza domestica; ma anche padri, fratelli e addirittura figli possono ricoprire la figura del tutore e quindi controllare la vita delle donne. Nel pubblicare il report, Human Rigths Watch ha realizzato tre corti che nel giro di pochi giorni hanno ricevuto migliaia di condivisioni. La speranza è che anche attraverso quelle immagini si possa arrivare all’abolizione della tutela maschile in Arabia Saudita.

Anna Peluso Nolana di nascita, romana di adozione. Ingorda di serie TV, discreta lettrice, amante del nuoto. In generale? Ama viaggiare ma i posti che ha conosciuto sono sempre troppo pochi. Sta meglio in acqua che sulla terraferma. Un giorno spera di fare della scrittura il suo lavoro.

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