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“Caduto fuori dal tempo”: in un romanzo, la strada per dire di un dolore indicibile

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Caduto fuori dal tempo, di David Grossman, Mondadori, 2012, pgg. 183, euro 18.50.

 

David Grossman, scrittore israeliano, è considerato uno dei massimi esponenti della letteratura mondiale.
La sua scrittura puntuale e profonda indaga le sfaccettature di emozioni e sentimenti, entra nelle relazioni umane e nei meandri del rapporto con se stessi.
Nel romanzo “Caduto fuori dal tempo” sceglie una prosa inusuale, che a volte diventa testo teatrale, a volte poesia, per raccontare un dolore indicibile, quello della morte del figlio. E’ la storia di un gruppo di genitori che camminano verso un dove. E dialogano.
Dopo cinque anni dall’uccisione del figlio ventenne, militare di leva, avvenuta nell’agosto 2006, durante la guerra israelo-libanese, Grossman scrive questo romanzo. Scrivendo, lo scrittore decide di affrontare quel macigno che ha dentro e che non sa affidare a nessun mezzo di comunicazione esterna.
Il racconto di persone alla ricerca di qualcosa, delle loro esistenze, delle loro tristezze, come a esempio dell’uomo dei chiodi, rappresenta molto chiaramente la sofferenza insuperabile della perdita di un figlio.
Sovente, nella narrativa, si è scelto di guardare e narrare il proprio dolore, selezionando accuratamente “le parole per dirlo” (il romanzo di Marie Cardinal, “Le parole per dirlo” è diventato emblematico di questo concetto); l’utilizzo di una narrazione quasi maniacale, attraverso la cura della forma, indica la ricerca di una strada dolorosa e impervia dentro di sé e dentro le forme della comunicazione, per dare forma, luce e voce a qualcosa di incomunicabile; di indicibile, appunto.
E’ la ricerca di una sopravvivenza, forse di un senso se può averne uno, e del tentativo di sottrarre all’oblio ciò che è stato, ma soprattutto del raggiungimento del dolore stesso, del toccarlo, schiuderlo, aprirlo al mondo; cosa che non ne ridurrà l’intensità e la disperazione, ma consentirà di continuare a vivere, con un peso non più nascosto e muto, ma tangibile, visibile, condiviso.

 

Condividere come soluzione

 

E forse uno degli elementi fondanti il riappropriamento del mondo emotivo è precisamente la condivisione. Nelle relazioni personali, come in tutte quelle umane, condividere è comunicare, esprimersi, raccontarsi e nel contempo essere ascoltati, compresi, sentire l’altro nelle sue emozioni e nel suo darsi a uno scambio. Condividere è stare assieme, ma principalmente sentirsi insieme.
Scegliere la condivisione vuol dire attraversare se stessi, accettare di esporsi, di rivivere emozioni proponendole all’altro, agli altri; vuol dire aprirsi a un confronto, vuol dire dedicare attenzione e cura alla risposta altrui.
Per questo significa entrare in relazione, costruire conoscenza, rendersi disponibili al cambiamento, offrirsi all’incontro.
La lettura di un libro come Caduto fuori dal tempo ci mette in contatto con angosce e paure terribili, ma anche con la dolcezza, e il sorriso ritrovato della capacità di amare.

Francesca Laccetti Psicologa - psicoterapeuta, musicoterapista. Lavora con le famiglie e conduce laboratori di crescita personale con forme d'arte. Ha studiato canto, disegna e ama leggere e scrivere. Considera essenziali passione e apertura al cambiamento, per vivere bene.

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