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Calorie al posto di logo e brand: così è lotta al cibo spazzatura

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State disperatamente cercando di perdere quei chili in più in vista dell’estate sempre più vicina? Optare per rimedi dell’ultimo minuto e spuntini total green, esclusivamente a base di frutta e verdura crude, potrebbe servire a poco. Molto più utile, e non solo in tempo di prova costume, sarebbe, invece, fare attenzione alle calorie che ingerite quasi senza accorgervene ogni volta che cedete alla tentazione di uno snack, una bevanda rinfrescante, un aperitivo con gli amici.

Ci hanno pensato due studenti di grafica e pubblicità alla Miami Ad School che si sono lasciati ispirare dagli scaffali e dalla varietà di prodotti alimentari della grande distribuzione per ricreare un supermercato ideale in cui, al posto di brand e logo, sulle confezioni spiccano gli apporti calorici dei vari alimenti confezionati. Il risultato? È Calorie Brands, un progetto con tanto di spazio su Tumblr e account Instagram che chiunque sia attento alla linea dovrebbe visitare prima di compilare la sua lista della spesa. Potrebbe scoprire, per esempio, che una birra contiene 144 calorie, una porzione di patatine fritte da fast food oltre 510, contro un panino dello stesso posto che ne contiene ‘solo’ 650.

 

Saper leggere le etichette? Importante ma non basta

 

Niente che non si sapesse già: anni di campagne contro il cibo spazzatura e l’obesità, soprattutto infantile, hanno costretto i produttori a riportate i dati nutrizionali sulle etichette. Il problema? È che anche quando il consumatore è in grado di leggere correttamente le etichette – cosa del resto non scontata- le informazioni risultano spesso incomplete, illeggibili, scritte in caratteri microscopici o in una zona non ben visibile della confezione.

Così, non senza un po’ di ironia (“i brand dovrebbero apparire così per raggiungere i vostri obiettivi estivi!” scherzano sull’account Instagram i due ideatori, ndr), in Calorie Brands loghi, marchi e qualsiasi altro elemento di distrazione scompaiono completamente dalle etichette dei cibi più comuni per lasciare campo libero alle calorie. “Abbiamo iniziato a pensare ai problemi legati al cibo spazzatura – spiega, infatti, a Wired Alessia Mordini, ideatrice del progetto insieme allo spagnolo Rodrigo Domìnguezall’interesse comune verso l’alimentazione sana, il benessere fisico e l’aspetto. Spesso i prodotti che troviamo al supermercato specificano solo in parte le calorie, in una piccola nota sul retro della confezione. E molte volte è complicato fare un calcolo di quanto sia l’apporto completo di un intero prodotto. Per questo abbiamo deciso di compiere una piccola rivoluzione del design delle etichette: pensiamo che potrebbe aiutare i consumatori ad affrontare in modo più consapevole il tema dell’alimentazione”.

Virginia Dara Siciliana di nascita, milanese e ora un po' romana di adozione. Le piace pensare di essere i libri che ha letto, la musica che ha ascoltato, i posti in cui ha vissuto, le persone che ha incontrato. Blogger da sempre e da anni collaboratrice freelance presso diverse testate online. Crede profondamente nel potere curativo della scrittura (e spera di poterne anche vivere!).

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