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In Campania il primo “bistrot” contro la violenza di genere

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Antonella, Raffaella e Maria: tre nomi, tre storie diverse eppure simili. Tre donne vittime di violenza scappate dai loro aguzzini che adesso ricostruiranno la loro vita anche grazie al ‘Viva Bistrot’, piccolo locale inaugurato a Poggiomarino (NA) l’11 ottobre.

 

 

Il coraggio di dire basta e crearsi una nuova vita

 

 

Su una parete del ‘Viva Bistrot’ sono disegnate farfalle, simbolo di libertà; su un’altra è appesa una bicicletta, emblema dell’emancipazione femminile, e un po’ ovunque si trova la scritta 1522, numero di emergenza attivato dal Ministero delle Pari Opportunità per denunciare le aggressioni. Il piccolo bistrot, 12 tavoli e 36 posti appena, rappresenta proprio tutto questo: la libertà cercata, e ottenuta, da tre donne vittime di violenze coniugali e la loro strada verso l’emancipazione, verso un nuovo inizio – possibile proprio grazie ad una nuova attività lavorativa. Un nome, “Viva”, scelto non a caso ma che sta a significare che adesso le tre donne sono vive, nonostante tutto.

Antonella, Raffaella e Maria si sono conosciute grazie ai loro avvocati, Rosita Pepe e Grazia Acanfora, che le assistono nelle aule di tribunale e nella loro impresa. Appena un mese fa Maria ha rischiato di essere bruciata viva, di fronte ai figli, dal marito arrivato a casa dei genitori della donna con una scusa, nonostante il divieto di avvicinamento; Raffaella ha 24 anni, un bimbo di 2, è laureata in Economia alla Federico II e non poteva uscire di casa perché il suo ex compagno vedeva amanti immaginari in chiunque. E poi c’è Antonella, 39 anni e due figli, una vita passata a lavorare e a casa un marito nullafacente che le toglieva tutto.

Da quando si sono conosciute, le tre donne hanno deciso di unire le forze dando vita prima alla cooperativa “Viola” per poi lanciarsi nell’avventura di un bistrot. Un locale creato senza finanziamenti statali ma grazie anche all’aiuto della LegaCoop che, scoperto il progetto, ci ha creduto fin dal primo momento: “L’investimento è cresciuto, siamo piene di debiti ma se tornassimo indietro lo rifaremmo subito – ha spiegato l’avvocato Pepe, presidente dell’associazione di volontariato Artemide, che collabora con lo sportello antiviolenza del Comune –. Da anni parliamo con donne che vogliono denunciare il marito violento ma non hanno soldi, né una casa dove andare, nemmeno un euro sul cellulare. Le donne vittime di violenza spesso non hanno professionalità, non lavorano o hanno smesso prestissimo proprio a causa delle minacce dei compagni. Non è facile trovare un impiego per loro”.

Anna Peluso Nolana di nascita, romana di adozione. Ingorda di serie TV, discreta lettrice, amante del nuoto. In generale? Ama viaggiare ma i posti che ha conosciuto sono sempre troppo pochi. Sta meglio in acqua che sulla terraferma. Un giorno spera di fare della scrittura il suo lavoro.

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