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Cancro al seno: paura, angoscia e poi…

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Immagine tratta dalla campagna #fatevedereletette

Immagine tratta dalla campagna #fatevedereletette

La donna colpita da tumore al seno ha moltissime difficoltà emotive perché “l’evento” tumore irrompe come una catastrofe nella sua realtà. La prima cosa che deve affrontare è la paura di morire e soffrire.

La diagnosi di cancro e i relativi trattamenti rappresentano momenti di estrema difficoltà ai quali essa reagirà anche in funzione della gravità della malattia (prognosi ed evoluzione), del suo precedente stato di salute e dello stato fisico attuale, nonché degli effetti collaterali e degli esiti dei trattamenti. In questo processo, inoltre, deve imparare a prendersi cura della sua femminilità, ‘offesa’ dalla presenza del tumore.

Per questo motivo, LadyO ha scelto di inaugurare questa rubrica settimanale, dedicata agli aspetti psicologici e relazionali del tumore al seno.

 

Affrontare il cancro al seno, l’intervento e le terapie che ne conseguono, non è facile. La paura e l’angoscia di fronte alla notizia, la diagnosi, sono reazioni normali e non semplice da gestire. Per comprenderne i risvolti psicologici è opportuno sottolineare quale sia il significato simbolico di questa fondamentale parte del corpo femminile.

 

Il seno rappresenta diversi significati nell’arco della vita di una donna: permette di allattare (o essere allattati) ed è quindi legato ad una forma primordiale di amore e di maternità, è simbolo di femminilità, è parte integrante dell’identità femminile, è sessualità, erotismo e calore. Oggi il cancro al seno può essere fronteggiato con molteplici approcci terapeutici utilizzati in sequenza o in modo integrato: chemioterapia, radioterapia, chirurgia, ormonoterapia. Spesso l’informazione sulla necessità di un trattamento chemioterapico arriva in concomitanza con la comunicazione della diagnosi o del risultato dell’intervento chirurgico. Se inizialmente l’accettazione della chemioterapia può presentare delle resistenze, ulteriori problemi emergono durante la terapia, quando la paziente si trova ad affrontare gli effetti collaterali delle terapie: nausea e vomito, perdita di capelli, infezioni, diarrea, astenia, problemi sessuali sono alcuni effetti indesiderati che molto spesso determinano importanti modificazioni nella qualità di vita della donna, accentuando il suo stato di ansia e depressione e pregiudicando i rapporti familiari, sociali e lavorativi. Inoltre si possono riscontrare aumento di peso, difficoltà di concentrazione, alterazione del tono dell’umore, disturbi del sonno e, in particolare nelle giovani donne, effetti collaterali della menopausa indotta chimicamente e, in alcuni casi, la perdita di fertilità. Per tutto ciò, durante la malattia o al termine dei trattamenti, essa può trovarsi ad affrontare problematiche quali, ad esempio, sentimenti di sconforto, solitudine e diversità, rabbia e angoscia, senso d’incertezza per il futuro, difficoltà nel parlare della malattia, dei propri sentimenti con i figli e il partner, difficoltà a vivere la sessualità.

 

Alcuni suggerimenti…

 

Accettare di aver avuto un tumore può richiedere tempo, alle volte anche anni. Ogni qualvolta ci si debba sottoporre ai controlli periodici o quando l’argomento viene trasmesso in televisione o durante una conversazione possono ripresentarsi la paura e l’ansia. Per questo motivo, il percorso verso la ripresa della quotidianità è importantissimo: durante i trattamenti o al termine delle terapie è fondamentale continuare a prendersi cura di sé chiedendo in primis informazioni e spiegazioni al proprio medico e rivolgendosi alle associazioni che si occupano di donne con le stesse difficoltà. È abbastanza comune sentirsi emotivamente e fisicamente giù, così come è normale avere voglia di stare da sole. E’ importante rispettare e accettare anche questa “normale” condizione di fragilità, prendersi un po’ di tempo e, se si avverte la necessità, chiedere aiuto ad uno specialista psiconcologo. Richiedere una consulenza psicologica non è un segno di debolezza ma consapevolezza nel riconoscere i propri bisogni.

Raffaella Manzo Psicologa-psicoterapeuta e docente a contratto presso l'Università del Molise, intreccia vari interessi nella clinica, nella formazione e nella ricerca.Lavora come libera professionista occupandosi, tra l'altro, di crescita personale. Innamorata della professione, nel (poco) tempo libero le piace viaggiare, leggere e tutto ciò che è legato alla creatività.

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