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Combattere il cancro con la blog therapy: la storia di Carolina

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Una diagnosi di tumore sconcerta e disarma, sconvolge il presente, cambia la vita. Il dr. Mandelli dice che “per la guarigione il 50% del lavoro possono farlo le medicine ma l’altro 50%, il più importante, deve farlo lo spirito. Bisogna essere positivi, guardare al futuro e non mollare, mai”.
È proprio questo spirito ad animare Carolina, 28 anni, napoletana e con una gran voglia di riappropriarsi della sua normalità. Armandosi di una buona dose di ottimismo e determinazione ha scelto di lottare contro il male che le è stato diagnosticato: linfoma di Hodgkin al secondo stadio. Ha aperto un blog che già dal nome trasuda positività,  It’s a beautiful day to save my Life, dove giorno dopo giorno racconta delle sue giornate, a volte buone altre meno, coinvolgendo chiunque ne abbia voglia in questa sorta di terapia alternativa.

 

Il tuo blog, attraverso la pagina facebook, ha già ricevuto centinaia di adesioni. Quanto contribuisce alle tue giornate il condividerle con gli altri?
La scrittura è sempre stata molto importante, è una valvola di sfogo per le mie emozioni. Quando ho deciso di condividere la mia esperienza non mi aspettavo una così grande partecipazione. Mi arricchisce ogni giorno, perché c’è uno scambio di emozioni e di supporto morale oltre che d’informazioni. In privato mi arrivano storie toccanti, non solo di lotta contro un tumore, e il fatto che degli “sconosciuti” mi aprano il loro cuore è qualcosa che mi colpisce molto e mi onora. Pensare che una piccola frase, un mio pensiero possa essere d’aiuto a qualcuno dà un po’ di senso a questa situazione orribile, perché una diagnosi di tumore non ha mai senso.

 

Come è cambiata la tua vita dal momento della diagnosi?
È cambiata radicalmente, sia in peggio che in meglio. Svolgevo pratica forense presso uno studio legale, uscivo con gli amici, partecipavo a varie iniziative per la mia città. Ora si svolge tra ospedale e casa. Il mio è un tumore del sangue, del sistema linfatico, facendo chemioterapia ho difese bassissime e, per tale motivo, mi è stato impedito dai medici di frequentare luoghi pubblici ed affollati. È durissima per una persona attiva come me perdere l’indipendenza, ma fortunatamente, oltre alla mia famiglia che mi sostiene, ho degli amici straordinari che vengono a trovarmi a casa, non lasciandomi mai sola. È, però, cambiata anche in meglio: sto crescendo molto, imparando a dare valore a determinate cose piuttosto che ad altre. Mi sto innamorando di me stessa e della vita sempre di più.

 

Colpisce molto la tua capacità di raccontare della malattia, descrivendola anche in termini tecnici, sottolineando sempre la tua fiducia nella scienza e nella medicina. A riguardo, cosa consiglieresti a chi sta vivendo una situazione simile alla tua?
Consiglio di affidarsi sempre a specialisti, di seguire scrupolosamente i consigli dei medici e non farsi mai abbindolare da persone che millantano “cure alternative”, “naturali”, in sostituzione dei farmaci. Il tumore si può battere con tre cose: prevenzione, medicina e forza interiore. La giusta predisposizione d’animo gioca un ruolo fondamentale nella guarigione insieme alle medicine, rendendo i protocolli più efficaci. La via verso la guarigione è un calvario, inutile negarlo o minimizzare, ma dopo tutta questa sofferenza dobbiamo avere la ferma convinzione che ci ripagherà di tutto.

 

Hai registrato anche un video per condividere con altre donne la tua esperienza circa la tutela della fertilità durante i cicli di chemioterapia, ce ne parli?
Mi fa molto piacere questa domanda, perché è un tema importante per tutte le donne che affrontano un tumore. Quando mi è stato detto che avrei fatto sei cicli di chemioterapia, ho chiesto come potevo proteggere la mia fertilità: la mia patologia e lo stadio in cui mi trovo hanno permesso la crioconservazione degli ovociti, tecnica assolutamente non invasiva e realizzata in day hospital, ma non sempre menzionata dai medici. L’alternativa spesso data è l’induzione in menopausa temporanea, in quanto ritengono che la percentuale di sterilità, dopo cicli di ABVD, sia molto bassa. Io, invece, penso che ogni donna debba avere il diritto di conoscere tutte le opzioni possibili che la scienza attualmente ci offre. In alcuen regioni, tra cui la Campania, tale procedura è a carico del Servizio Sanitario mentre in altre è a carico della paziente, a causa del vuoto normativo lasciato dal legislatore in merito alla legge sulla fecondazione assistita. Spero che la situazione si risolva al più presto consentendo a tutte di accedervi gratuitamente.

Luisa Minichiello Ironica, tenace, poliedrica. Con uno sguardo sempre volto a osservare ogni cosa da una diversa prospettiva, suggerita dalla sua perenne curiosità di riuscire a vedere oltre ciò che appare. Ama il Giappone, la lettura, la buona musica, gli occhi che hanno qualcosa da raccontare. Appassionata di psicodinamica e di grafologia. Ha maturato una propensione all’approfondimento di tematiche inerenti la criminologia e il diritto penale.

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