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Come sviluppare l’ Intelligenza Emotiva

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Negli ultimi anni, alcuni psicologi hanno considerato l’intelligenza che coinvolge le emozioni come “l’insieme di abilità che determinano un’accurata decisione, valutazione, espressione e regolazione delle proprie emozioni”.

Lo statunitense Daniel Goleman si pose la seguente domanda: Come mai molte persone particolarmente intelligenti (con QI alto) molto spesso non ottengono risultati brillanti nella loro vita di relazione?

 

Avere successo nella vita: non solo una questione di geni

 

Per avere successo nella vita in genere e, in particolare nell’ambito lavorativo, non è sufficiente disporre di un elevato quoziente intellettivo o essere competenti da un punto di vista professionale; occorre anche poter disporre di quella che Goleman chiama intelligenza emotiva.

Si riferisce, quindi, alla capacità di riconoscere i nostri sentimenti e quelli degli altri, di motivare noi stessi e di gestire positivamente le nostre emozioni, tanto interiormente quanto nelle relazioni sociali. Sono abilità complementari ma differenti dall’intelligenza, ossia da quelle capacità meramente cognitive rilevate dal QI che, come vedremo, rappresenta l’indice generale delle facoltà cognitive. E così, accanto al QI, viene istituito il QE, Quoziente Emotivo.

Attraverso le doti emotive si riflette sulla capacità di mettere le emozioni al servizio del nostro equilibrio psicologico e delle nostre capacità razionali e relazionali. Sono le emozioni, quindi, che governano i nostri comportamenti sia quando andiamo a comprare un vestito sia quando facciamo un investimento in banca, e tutte le nostre capacità logico/relazionali intervengono solo successivamente.

Gli studi scientifici hanno dimostrato che il potenziale per l’espressione dell’intelligenza emotiva è in tutti noi e può essere sviluppato partendo dalla consapevolezza di queste abilità e dalla volontà di migliorare la gestione di noi stessi e del nostro rapporto con gli altri.

 

Come si può accrescere l’intelligenza emotiva?

 

Goleman è fortemente convinto che l’intelligenza emotiva si possa sviluppare attraverso un adeguato allenamento, diretto soprattutto a cogliere le emozioni e i sentimenti, nostri e altrui, indirizzandoli in senso costruttivo. Se, infatti, l’intelligenza legata al QI tende a stabilizzarsi intorno ai 16 anni (per incominciare lentamente a declinare negli anni della maturità), l’intelligenza emotiva può essere migliorata nel corso di tutta la vita.

 

Come è formata l’intelligenza emotiva?

 

Per l’autore, l’intelligenza emotiva è formata da due grosse competenze: una personale ed una sociale. Entrambe sono caratterizzate da abilità specifiche; in particolare, alla base della competenza personale troviamo la consapevolezza di se che comporta la conoscenza dei propri stati interiori, preferenze, risorse e intuizioni; la padronanza di sé che comporta la capacità di dominare i propri stati interiori, i propri impulsi e le proprie risorse e la motivazione che comporta tendenze emotive che guidano o facilitano il raggiungimento di obiettivi. Alla base di quella sociale troviamo, invece, l’empatiache comporta la consapevolezza dei sentimenti, delle esigenze e degli interessi altrui, e le abilità nelle relazioni interpersonali che comportano abilità nell’indurre risposte desiderabili negli altri.

 

Per eccellere nel lavoro?

 

Per Goleman la competenza sociale rappresenta l’altro fattore necessario per eccellere nel lavoro ed è costituita da quell’insieme di caratteristiche che ci permettono di relazionarci positivamente con gli altri e di interagire in modo costruttivo.  Abilità che prevedono risposte desiderabili negli altri, quali:

  • Influenza: impiego di tattiche di persuasione efficienti
  • Comunicazione: invio di messaggi chiari e convincenti
  • Leadership: capacità di ispirare e guidare gruppi e persone
  • Catalisi del cambiamento: capacità di iniziare o dirigere il cambiamento
  • Gestione del conflitto: capacità di negoziare e risolvere situazioni di disaccordo
  • Costruzione di legami: capacità di favorire e alimentare relazioni utili
  • Collaborazione e cooperazione: capacità di lavorare con altri verso obiettivi comuni
  • Lavoro in team: capacità di creare una sinergia di gruppo nel perseguire obiettivi comuni

 

Bibliografia

Zeidner, M., Matthews, G., & Roberts, R. D., Emotional Intelligence in the Workplace: A Critical Review. Applied Psychology: an International Review, 2004, 53 (3), pp. 371-399

Goleman D., L’intelligenza emotiva [1995], trad. it., Ed. Rizzoli, Milano, 1996

 

Raffaella Manzo Psicologa-psicoterapeuta e docente a contratto presso l'Università del Molise, intreccia vari interessi nella clinica, nella formazione e nella ricerca.Lavora come libera professionista occupandosi, tra l'altro, di crescita personale. Innamorata della professione, nel (poco) tempo libero le piace viaggiare, leggere e tutto ciò che è legato alla creatività.

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