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Conoscere le proprie origini prevale sul diritto all’anonimato

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Arriva un momento, per chi è stato adottato, in cui cresce il desiderio di conoscere le proprie origini, di rompere quel sigillo che cela l’identità di chi li ha messi al mondo e le circostanze della propria nascita. È quanto ha fatto una donna, adottata in seguito alla volontà della madre biologica di non tenere la bambina e di segretare la propria identità, presentando istanza al Tribunale dei minori per ottenere i dati della donna che l’aveva data alla luce.

Ottenuta la documentazione e acquisita la notizia del decesso della donna, ha respinto l’istanza sul presupposto dell’impossibilità di interpellare la madre sulla sua volontà di continuare a mantenere o meno l’anonimato. Ricorre così per Cassazione che, con sentenza n. 15024/2016, ha autorizzato la richiedente ad accedere alle informazioni relative all’identità della madre biologica essendo un diritto fondamentale del figlio di conoscere le proprie origini parentali, poiché il bisogno di conoscenza “rappresenta uno degli aspetti della personalità che possono condizionare l’intimo e la stessa vita di relazione di una persona”.

 

Il diritto all’oblio

Il diritto all’anonimato riposa sull’esigenza di prevenire turbative nei confronti della madre in relazione all’esercizio del “diritto all’oblio” e al contempo di salvaguardare la sua identità, considerata a rischio ogniqualvolta se ne cerca il contatto per verificare la sua volontà a mantenere il proprio anonimato.

Secondo la Corte Costituzionale ciò comporta una perdita per il figlio del suo diritto a conoscere le proprie origini biologiche, affidando la tutela della riservatezza della scelta della madre a una disciplina eccessivamente rigida. Pertanto l’irreversibilità del segreto deve essere rimossa per contrasto con gli artt. 2 e 3 Cost. una volta che il genitore biologico è morto, giacché non si può ritenere che il diritto alla segretezza sia protratto anche oltre la morte.

La Corte europea dei diritti dell’uomo ha affermato che l’art. 8 della Convenzione E.D.U., che riconduce tale diritto alla sfera di protezione dell’identità personale, protegge il diritto all’identità e l’interesse vitale di avere le informazioni necessarie per apprendere la verità su un aspetto importante dell’identità personale quale l’identità dei propri genitori.

Luisa Minichiello Ironica, tenace, poliedrica. Con uno sguardo sempre volto a osservare ogni cosa da una diversa prospettiva, suggerita dalla sua perenne curiosità di riuscire a vedere oltre ciò che appare. Ama il Giappone, la lettura, la buona musica, gli occhi che hanno qualcosa da raccontare. Appassionata di psicodinamica e di grafologia. Ha maturato una propensione all’approfondimento di tematiche inerenti la criminologia e il diritto penale.

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