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“Dal Principio al Principe”: Partenope e Totò, volto eterno di Napoli in mostra a Castel dell’Ovo

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E’ un omaggio che si eleva fiero ed intenso come inno a Napoli e ad Antonio De Curtis. La mostra personale dello scultore e pittore Domenico Sepe inaugura nel salone delle carceri di Castel dell’Ovo, la stagione ‘Maggio dei Monumenti’, dedicata a Totò e allestita fino al 14 maggio.

Dieci tele e altrettanti soggetti scultorei, raffigurano artisti che hanno reso grande la città di ‘O sole mio’, con la loro creatività. Singolari le rappresentazioni in miniatura di Partenope, donna simbolo di Napoli, accompagnata nell’esposizione da altri volti femminili, identificativi dell’anima, del pudore e dell’indifferenza umana.

 

 

Partenope, vera musa dei napoletani

 

 

Dal Principio al Principe’ è l’occasione per ricordare i cinquant’anni trascorsi dalla scomparsa di Antonio De Curtis, vera icona della risata nel mondo. L’artista Domenico Sepe, in collaborazione con Gaetano Di Maiolo, allestisce a Castel dell’Ovo, un vernissage che lascia senza fiato ed esalta Totò, uomo e maschera, celebrando l’eternità del mito di Partenope.

Nell’esposizione il principe De Curtis, raffigurato in due sculture bronzee, con fattezze naturali e perfettamente aderenti ai tratti somatici di Totò, guarda con fare protettivo i suoi successori e colleghi artisti, sublimati sulla tela con la loro umanità. Trattasi di Massimo Troisi, Pino Daniele, Lina Sastri, Gianfranco Gallo, Enzo Avitabile Erri De Luca, Eduardo De Filippo e Totò.

A lasciare senza fiato è la rappresentazione in miniatura di Partenope, sirena dalle mitiche origini, da cui deriva la storia del nostro Golfo. Partenope è stesa sulla spiaggia di Megaride, sede di Castel dell’Ovo, esanime, trasportata dalle onde dopo il rifiuto di Ulisse. Il suo spirito però risorge e lascia spazio al suo fianco a due espressioni che alludono una alla risurrezione di Napoli, città che si rialza ogni volta e mostra al mondo la sua bellezza, e l’altra alla speranza che induce Partenope a guardare con fierezza verso il futuro.

Seguono raffigurazioni di un’anima catturata come una scia, il cui titolo deriva da una poesia di Arturo Favella, ‘Nuda’, dedicata allo spirito delle donne immigrate. Come Partenope, si abbandonano al mare e ad esso affidano il proprio destino. Il pudore e l’indifferenza restano immortalati da altri due volti di donna, simbolo dei due lati dell’umanità contemporanea.

La scultura che recupera valenze primordiali legate alla terra e alla materia grezza, sulla quale l’uomo lascia le prime tracce, diventerà oggetto di incontro e dibattito sulla Napoli ancestrale, nella serata di chiusura della mostra, il 13 maggio. Nei locali del ‘NeroFumo’ Concept bar, via Papa Giovanni XXIII, Afragola (Na), si accenderanno i riflettori sul corpo della bellissima Partenope. Nell’evento di gala, dalle ore 21.30 la storia e la magia di Napoli si fonderanno in un unico racconto che lega indissolubilmente arte, risonanze e parole.

 

 

 

Pina Stendardo Collaboratrice freelance presso diverse testate giornalistiche on line, insegue la cultura come meta cui ambire, la scrittura come strumento di conoscenza e introspezione. Si occupa di volontariato. Amante del cinema e della poesia, nel tempo libero si dedica alla recitazione. Estroversa e sognatrice, crede negli ideali che danno forma al sociale.

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