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De Chirico, la mostra a Nola tra originali e litografie

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E’ inserita in una location di eccezione, la mostra di Giorgio De Chirico. Apolinneo e Dionisiaco, racconta il mito attraverso i disegni di un grande artista, nella Chiesa dei Santi Apostoli a Nola (non sconsacrata come molti erroneamente sostengono).

Nella struttura di impianto paleocristiano dedicata ai Morti e alle anime purganti, una musica celestiale accompagna il visitatore alla scoperta dei 40 lavori di De Chirico in esposizione fino al 18 marzo 2017. L’essenzialità dell’entrata spalanca la vista ad una monumentale bellezza esaltata dall’incedere di una donna verso l’altare, vestita dai colori dell’azzurro e dell’oro usati da Gianni Molaro per la creazione donata alla mostra. Un abito il suo, che ben riassume il senso stilistico di De Chirico, cui il napoletano designer più volte si è ispirato.

 

 

Apollineo e Dionisiaco, De Chirico e la ricerca metafisica

 

 

Sono due i quadri originali in mostra del noto pittore e scrittore siciliano. Rappresentano cavalli al galoppo, tema caro all’artista. I suoi destrieri incarnano infatti tutta la forza della vita, concepita come fonte inesauribile. Di questa personale predisposizione l’artista stesso diceva: “Voglio bene agli animali perché li considero esseri indifesi, non protetti. Per questo li amo. Ogni vittima, ogni essere sopraffatto dalla prepotenza altrui gode di tutto il mio amore”. I cavalli di De Chirico vengono condotti in punta di pennello nel paesaggio, accennati con pochi ma decisi tratti, oppure disegnati con tratto marcato e mitologico. Rientrano in ogni contesto reale ed onirico, così come le scene mitologiche, che ben esprimono la passione dell’artista per la classicità.

Le tele, gli oli e le litografie del pittore indicano un rapporto viscerale con la civiltà ellenica, culla in cui pur essendo italiano, l’artista nacque. Le sue origini, pari a quelle del mondo culturale concepito nella sua interezza, hanno guidato la mano del genio creativo, nel disegnare Diomede, gli Argonauti, Ulisse, fino ad ispirare un ritratto di archeologo che regge i resti di un’antica Grecia sempre splendente, di cui Giorgio sente nostalgia.

Il concetto dell’enigma dà senso alla metafisica ricercata dal pittore in nuove forme e spazi ben visibili nella grande Piazza d’Italia e nelle figure che vivono al di fuori del tempo. I contorni netti, le sottili linee nere, il senso di chiaroscuro monocromo, danno vita ad un tratto poetico che a Nola chiaramente il visitatore riuscirà a notare.

 

 

Pina Stendardo Collaboratrice freelance presso diverse testate giornalistiche on line, insegue la cultura come meta cui ambire, la scrittura come strumento di conoscenza e introspezione. Si occupa di volontariato. Amante del cinema e della poesia, nel tempo libero si dedica alla recitazione. Estroversa e sognatrice, crede negli ideali che danno forma al sociale.

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