0

Demenza senile: tra malattia e assistenza, sono le donne a soffrirne di più

0
0


In Italia sono più di 1 milione le persone affette da demenza senile: numeri che, complice la sempre più alta aspettativa di vita, sono destinati ad aumentare. Una malattia che colpisce soprattutto le donne. Sono loro, infatti, ad occuparsi nella maggioranza dei casi degli ammalati, ma sono anche quelle che si ammalano di più. Ad evidenziarlo il rapporto “Donne e demenza: una sfida globale” rilasciato dal GADAA (Global Alzheimer’s and Dementia Action Alliance, ndr).

Secondo l’OMS, inoltre, la demenza senile è tra le principali cause di morte per le donne nel mondo. Non solo le donne hanno una maggiore probabilità rispetto agli uomini di esserne colpite, ma portano su le loro spalle anche il peso dell’assistenza ai malati, con l’eventualità di affrontare quello che viene definito ‘triplo rischio’, ovvero di essere discriminate a causa del genere, dell’età e della condizione medica; “La prevalenza, il peso dell’assistenza, lo stigma e la gravità della malattia colpiscono sproporzionatamente le donne: la demenza è una questione delle donne che non si può più ignorare“, ha commentato Gabriella Salvini Porro, presidentessa della Federazione Alzheimer Italia.

 

 

“Prendere atto delle disuguaglianze”

 

 

Il rapporto del GADAA mette anche e soprattutto in evidenza la necessità di sviluppare nuove ricerche che non siano basate solamente sui numeri, ma su quei fattori che aiutano ad affrontare la malattia. “Non è semplice trovare una soluzione perché non c’è nulla di semplice nell’Alzheimer – ha continuato la Salvini Porro -. Tuttavia prendere atto della disuguaglianza rappresenta già un passo avanti“. C’è bisogno soprattutto di assistenza che non può essere solo demandata alle famiglie e in particolare alle donne che con il lavoro, la cura della casa e anche del malato hanno sempre meno tempo da dedicare a se stesse. Ed è proprio la questione assistenza uno dei punti su cui la Federazione Alzheimer Italia punta il dito: “I voucher e le indennità di accompagnamento non bastano e il ricovero nelle strutture private è troppo costoso. Le istituzioni devono fare qualcosa di più, partendo proprio dalle donne“.

Anna Peluso Nolana di nascita, romana di adozione. Ingorda di serie TV, discreta lettrice, amante del nuoto. In generale? Ama viaggiare ma i posti che ha conosciuto sono sempre troppo pochi. Sta meglio in acqua che sulla terraferma. Un giorno spera di fare della scrittura il suo lavoro.

LASCIA UN COMMENTO

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *