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Dislessia: come aiutare un bambino ad affrontarla

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La dislessia copre ben 90.000 casi nel nostro Paese. Lo accertano i dati del Ministero dell’Istruzione. I bimbi bollati spesso come pigri e svogliati, in realtà hanno un problema: sono dislessici. Nonostante siano intelligenti e dotati di ottima memoria, hanno grande difficoltà nella lettura.

 

Dislessia: un disturbo che non consente di essere autonomi?

 

Circa  l’1,1% degli alunni dai 6 ai 18 anni soffre in Italia di dislessia, ma in realtà  il problema riguarderebbe il 3 o il  5% dei bambini, considerando anche i casi non ancora diagnosticati.  Tale disturbo, catalogato come DSA (disturbi dell’apprendimento) non consente al bambino di imparare in autonomia. A livello psicologico ciò crea disistima nel discente, che vede di conseguenza compromesso il suo successo formativo.

Come aiutare allora un figlio affetto da dislessia? Anzitutto, prima di badare a velocizzare i tempi di lettura di un bambino, correggendo eventuali errori di apprendimento, è importante garantirgli la possibilità di conoscere e comunicare in totale libertà.

Una ricerca dell’Università San Raffaele di Milano ha recentemente confermato che dislessici si nasce a causa di un’alterazione del cromosoma 15, che crea un disturbo del neurosviluppo che interferisce con la capacità di leggere. La dislessia costa al piccolo uno sforzo enorme nella lettura, che risulta lenta e piena di errori (come saltare le parole, invertirle, sostituirne delle parti e così via).

Per diagnosticarla occorre attendere che il piccolo frequenti la seconda elementare, quando effettivamente avrà imparato a saper leggere. Un dislessico fa molta fatica a rimanere concentrato e quindi in classe è più distratto. Famiglia e insegnanti devono allora lavorare in sinergia per aiutare l’alunno con questo problema.

Per uno o due anni risulta utile il lavoro con il logopedista che supporta il discente nel migliorare la comprensione dei suoni. App specifiche addirittura sono disponibili  per favorire l’apprendimento dei bambini dislessici. A casa ad esempio può essere importante far allenare la coordinazione occhio-mano del bimbo, con attività quali  infilare perline, modellare la plastilina, fare costruzioni.

A scuola invece, i dislessici devono lavorare alla pari con i compagni, avvalendosi ad esempio di  strumenti come calcolatrice, computer e registratore, che agevolano l’apprendimento, considerando che per loro è impossibile seguire la lezione e, contemporaneamente, prendere appunti.

 

Pina Stendardo Collaboratrice freelance presso diverse testate giornalistiche on line, insegue la cultura come meta cui ambire, la scrittura come strumento di conoscenza e introspezione. Si occupa di volontariato. Amante del cinema e della poesia, nel tempo libero si dedica alla recitazione. Estroversa e sognatrice, crede negli ideali che danno forma al sociale.

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