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Divorzio pagando solo 16 euro! Mai stato così semplice

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Con il D.L. 132/2014 (convertito in legge con modifiche il 10 novembre 2014 dalla legge n. 162, nell’ambito del riassetto del processo civile e per la riduzione dell’arretrato giudiziario) la coppia che consensualmente vuole separarsi o divorziare non dovrà necessariamente rivolgersi al giudice, ma avrà la possibilità di scegliere tre strade:
– Presentare un ricorso congiunto al Tribunale e ottenere l’omologa della separazione, la sentenza che pronuncia lo scioglimento del matrimonio o la cessazione dei suoi effetti civili;
– oppure scegliere tra due nuove opzioni, che riducono notevolmente i tempi della procedura:
a) la negoziazione assistita da avvocati (come prevista all’art. 6, D.L. 132/2014)
b) la conclusione di un accordo presso l’ufficio dello Stato Civile, in presenza di determinate condizioni (come previsto all’art. 12).
Il fine della norma è di stimolare le parti al raggiungimento di una soluzione di separazione personale, cessazione degli effetti civili del matrimonio o scioglimento del matrimonio e di modifica delle condizioni di separazione o divorzio, senza adire l’autorità giudiziaria, affidando, da una parte il ruolo di negoziatore all’ avvocato, dall’ altra, in presenza di situazioni che non riguardino soggetti deboli da tutelare, come ad esempio i figli minori, coinvolgendo direttamente l’Ufficio Comunale.

 

Divorziare in Comune: separarsi con facilità!

 

La terza strada prevista dal legislatore è quella più rapida. I coniugi possono recarsi presso il Comune di residenza di uno degli sposi o il comune in cui il matrimonio è stato iscritto o trascritto e, innanzi al Sindaco quale ufficiale dello stato civile, concludere un accordo di separazione o di divorzio alle condizioni da loro stessi concordate pagando per l’autentica unicamente una marca da bollo da 16€. La stessa cosa può avvenire per la modifica delle precedenti condizioni di separazione e divorzio. Tutto ciò, personalmente o con l’assistenza facoltativa di un avvocato.
Quanto all’iter procedurale, l’ufficiale riceve da ciascuna delle parti personalmente la dichiarazione di volontà di separarsi o divorziare alle condizioni concordate. L’assistenza facoltativa dell’avvocato non riguarda la sostituzione della parte assistita che fa la dichiarazione, la quale compare personalmente, ma dell’assistenza di un legale si da atto nel documento che sarà sottoscritto anche dal legale.
I coniugi dichiarano all’ufficiale del Comune di non trovarsi nelle condizioni di esclusione della procedura e nello stesso atto sono invitati a comparire nuovamente davanti all’ufficiale per la conferma dell’accordo, per una data successiva non inferiore a trenta giorni. In questo periodo l’Ufficio svolgerà i controlli sulle dichiarazioni rese dagli interessati. La mancata comparizione equivale a mancata conferma dell’accordo. In caso di successiva comparizione, l’ufficiale redige la conferma dell’accordo di separazione o divorzio. Anche l’accordo concluso innanzi all’Ufficiale dello stato civile produce gli effetti e tiene luogo dei provvedimenti giudiziali di separazione o divorzio. I tre anni di separazione legale ai fini della richiesta successiva di divorzio decorreranno dalla data dell’atto contenente l’accordo e non quella della conferma, secondo quanto specificato dalla circolare 19/2014 Min. Interno.

 

Contenuto dell’accordo e limiti

 

Tale procedura è preclusa alle coppie con figli minori, maggiorenni non autosufficienti, portatori di handicap o incapaci (art. 12) L’accordo, inoltre, non può contenere, dice il 2° comma dell’art. 12, patti di trasferimento patrimoniali. Il divieto costituisce un’ulteriore limitazione di accesso alla procedura e non è chiaro se il termine trasferimento patrimoniale debba essere comprensivo di ogni scambio economico-patrimoniale.
Inteso nell’accezione più ampia, ciò limiterebbe ulteriormente le ipotesi ai casi in cui non ci sia neppure una previsione di assegno di mantenimento per il coniuge più debole. Il fatto che si parli di trasferimenti, farebbe pensare che non ci si riferisca all’assegno di mantenimento, il quale non è definibile come patto di trasferimento ma è espressione del più generale dovere di mantenimento (art. 143 c.c.).
Tuttavia la circolare del Ministero dell’Interno n. 19/2014 è intervenuta per specificare che la ratio della previsione è quella di escludere qualunque valutazione di natura economica o finanziaria nella redazione dell’atto di competenza dell’ufficiale giudiziario. Al momento, in assenza di specifiche indicazioni normative, i Comuni non accetteranno accordi con clausole aventi carattere dispositivo sul piano patrimoniale, come ad esempio l’uso della casa coniugale, l’assegno di mantenimento e qualunque altra utilità economica tra i coniugi.

Si è molto discusso di questa terza opportunità per i coniugi poiché almeno potenzialmente, visto che la presenza di un legale è solo facoltativa, il rischio di accordi ingiusti o lesivi dei diritti di una parte, è possibile, poiché non è previsto il vaglio del P.M. (come ad esempio per gli accordi di separazione o per la negoziazione assistita in ambito familiare) e l’Ufficiale dello Stato civile non ha alcuna funzione di controllo riguardo al merito dell’accordo.

Diana Ferrara Ama le lingue e i viaggi “on the road” auto-organizzarti, alla scoperta dei piccoli gioielli del Mondo. Sogna di diventare magistrato. Nel frattempo, si divide tra la frenesia della città e la casa in campagna, nella quale si rilassa con un buon libro tra gli alberi da frutta.

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