Dolori mestruali? Arriva la period policy: assenza giustificata da lavoro senza ricorrere a malattia

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Chiedere un permesso a lavoro quando si ha il ciclo senza ricorrere ai giorni di malattia? Presto potrebbe essere possibile. Un’azienda di Bristol sta pensando, infatti, alla prima “period policy” ufficiale che consentirebbe alla lavoratrici di assentarsi da lavoro durante il ciclo mestruale, senza subire per questo alcun tipo di stigmatizzazione. L’obiettivo? È, a sentire il responsabile dell’azienda, quello di sincronizzare i ritmi lavorativi con i cicli naturali del corpo, cosa che contribuirebbe a rendere l’ambiente di lavoro più efficiente e creativo.

Ho avuto molte donne nel mio staff corso degli anni – avrebbe detto l’ideatore della period policy in un’intervista a The Guardian – e a volte le ho viste letteralmente piegate in due dal dolore durante il ciclo. Ma, nonostante questo, non volevano andare a casa perché non si reputavano ‘malate’. Ciò è ingiusto: nella nostra azienda chiunque non sia in forma, non importa il tipo di malessere, è incoraggiato ad andare a casa. Per questo abbiamo pensato a una policy specifica che permettesse alle donne di stare a riposo durante il ciclo, senza per questo essere etichettate come ‘malate’ o sentirsi oggetto di un trattamento speciale.

 

“Si da il meglio di sé solo se si sta bene”: così dovremmo imparare a rispettare i cicli del corpo

 

Certo, quella in questione rischia di essere un’iniziativa più unica che rara. La stessa azienda in cui sta per essere approvata la period policy, del resto, è sui generis: nel quartiere più bohemien di Bristol gestisce uno spazio aperto per gli artisti, gli attivisti e le associazioni. C’è chi la ricorda per il murale di Banksy, un orsacchiotto che lancia un molotov alla polizia in tenuta anti-sommossa, che accoglie i visitatori. Ma soprattutto, dei 31 dipendenti, ben 24 sono donne. Nonostante questo, sottolinea ancora il CEO, “il tabù è duro a morire: ci sono ancora donne del mio team che si vergognano a dire che stanno male a causa del ciclo mestruale.  Si dovrebbe abbattere questa vergogna e sostituire questo carico di negatività con una certa positività”. Da qui l’idea, appunto, di lasciare che le dipendenti si assentino dal lavoro durante il ciclo: un provvedimento che se fossero gli uomini ad avere il ciclo sarebbe già stato preso, scherza il responsabile, e che sbaraglia finalmente quell’idea, del tutto errata, che le assenze da lavoro rendono un business improduttivo. In realtà, sottolineano dall’azienda di Bristol, “si dovrebbe mettere chiunque nella condizione di dare il meglio di sé. E se si lavora con i ritmi naturali del proprio corpo, la creatività e l’intelligenza ne risentono in meglio, cosa che è un vantaggio per gli affari”.

L’effettiva introduzione della period policy avverrà, comunque, dopo un ciclo di seminari rivolti sia agli uomini che alle donne sulle tecniche per raggiungere la piena “consapevolezza dei propri cicli”. Un’esperta nel campo della “mestrualità” spiegherà, cioè, al personale dell’azienda come raggiungere un necessario “approccio positivo alle mestruazioni e al ciclo mestruale, per cominciare a considerarlo un bene e una risorsa strategica per l’organizzazione, quale è”.

E se fino a qualche tempo fa, c’era da scommetterci, iniziative come queste avrebbero fatto ridere gli uomini e sentire a disagio le donne, il gran numero di iscritti al seminario promette bene: i tempi potrebbero star cambiando.

 

 

Virginia Dara Siciliana di nascita, milanese e ora un po' romana di adozione. Le piace pensare di essere i libri che ha letto, la musica che ha ascoltato, i posti in cui ha vissuto, le persone che ha incontrato. Blogger da sempre e da anni collaboratrice freelance presso diverse testate online. Crede profondamente nel potere curativo della scrittura (e spera di poterne anche vivere!).

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