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Donne e informatica? Sì, se imparano con il “Progetto NERD?”

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Donne e tecnologia? Il binomio sembra ancora far discutere. Tanto che, scoraggiate da chi considera le discipline informatiche a portata esclusiva dei maschietti, le adolescenti, italiane soprattutto, sembrano meno propense dei loro coetanei maschi a intraprendere percorsi formativi nel campo –nonostante le diverse iniziative che, da tempo, provano a tirar fuori tutto il lato “rosa” del tech. A loro è dedicato, così, Progetto NERD? (in acronimo “non è roba per donne?”, il mantra che spesso accompagna i pregiudizi di genere sulle discipline tecnico-informatiche, ndr), il programma formativo voluto dal Dipartimento di Informatica dell’Università di Roma La Sapienza in collaborazione con IBM Italia. Obiettivo, dare alle studentesse agli ultimi anni delle scuole superiori l’opportunità di avvicinarsi all’informatica, quella vera, fatta di programmazione e applicazioni pratiche, anche in vista delle loro prossime scelte universitarie.

 

Programmare, creare app, usare strumenti digitali: no, non è da “NERD?”

 

Partecipare è semplice: basta presentare un piccolo progetto “a tema” e aspettare di essere selezionate dai responsabili. Le ragazze di Progetto NERD? avranno modo, così, di partecipare a laboratori tenuti da esperti in materia (il programma di formazione ha all’attivo numerose partnership con i più prestigiosi atenei italiani, tra cui la Bicocca di Milano e il Politecnico di Bari, ndr) e di imparare i principi del coding, come si realizza un’app per smartphone, come sfruttare professionalmente strumenti di uso comune come le map di Google. In altre parole? Trasformare in capacità e competenze professionali quella che, fin ora, ha rischiato di restare solo una passione per centinaia di adolescenti. La mission di Progetto NERD? è, infatti, come scrivono i suoi ideatori, “combattere il pregiudizio secondo cui l’informatica è una faccenda per nerd, per smanettoni amanti dei giochi elettronici e poco inclini alla comunicazione sociale. NERD? si prefigge di mostrare come l’informatica sia una disciplina creativa, interdisciplinare, sociale, e basata sul problem solving, attività nella quale le donne eccellono”.

I numeri, del resto, sembrano dare loro ragione. Secondo uno studio della Commissione Europea, infatti, ci sarebbero almeno 900 mila posti di lavoro vacanti nell’Information and Communication Technology e, con una percentuale femminile in lavoratori nell’ICT pari a quella maschile, il PIL europeo potrebbe registrare un incremento di circa 9 miliardi l’anno. Come a dire che “la tecnologia è troppo importante per essere lasciata agli uomini”: parola di Neelie Kroes, ex commissario UE per l’agenda digitale.

Virginia Dara Siciliana di nascita, milanese e ora un po' romana di adozione. Le piace pensare di essere i libri che ha letto, la musica che ha ascoltato, i posti in cui ha vissuto, le persone che ha incontrato. Blogger da sempre e da anni collaboratrice freelance presso diverse testate online. Crede profondamente nel potere curativo della scrittura (e spera di poterne anche vivere!).

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