volti invisibili francaviglia
Francesco Francaviglia
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Donne migranti? Sono spesso “Volti Invisibili”: la video istallazione di Francaviglia

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Quello di cui rischiamo di non accorgerci è che dietro i numeri, gli interventi, le polemiche, tutto ciò che liquidiamo con la formula di emergenza migranti, ci sono Storie. Sono storie come quella del piccolo Aylan diventato simbolo dei morti per mare o di centinaia di donne, figlie, madri, spose, che la guerra e la fame hanno costretto a lasciare il loro paese alla ricerca di una fortuna migliore. Sono storie che, ce ne dimentichiamo, hanno volti, proprio quei “Volti Invisibili” che il fotografo Francesco Francaviglia ha immortalato negli scatti protagonisti – dal prossimo 18 giugno – dell’omonima video istallazione alla Rocca Sforzesca di Imola.

Promossa dalla Rete Women, l’istallazione punta a stimolare una riflessione sulle donne migranti, richiedenti asilo, rifugiate, anche a partire dalla cronaca più recente. Non a caso tra le protagoniste ci sono alcune delle ospiti di Trama di Terre, un’associazione che da anni si prende carico delle donne migranti presenti sul territorio, specie se con figli a carico o vittime di violenza. L’obiettivo? È restituire volti e storie a queste donne che abitano e rendono viva la città e che, come le altre, chiedono di essere riconosciute, accolte, rispettate. E farlo attraverso la sensibilità e lo sguardo artistico di un fotografo che, oltre ad aver ricevuto numerosi riconoscimenti (tra cui quello come autore dell’anno da parte della Federazione Italiana Associazioni Fotografiche, ndr), ha in diverse occasioni dimostrato di saper scavare attraverso l’obiettivo nell’emotività più intima del volto femminile.

 

Lo sguardo fotografico e l’impegno sociale: “Vivo la mia arte come responsabilità per il contesto in cui vivo”

 

Come per “Le donne del digiuno”, un’opera dedicata alle tante siciliane che nell’estate delle stragi si opposero alla mafia scegliendo lo sciopero della fame di recente ospitata agli Uffizi, rispetto ai suoi “Volti Invisibili” Francesco Francaviglia ha sottolineato, infatti, di essere “consapevole della forza che ha la fotografia nel denunciare un messaggio. Il mio lavoro – continua- vuole essere un modo per dare voce a chi non ne ha, per risollevare l’attenzione sui diritti sanciti dalla Costituzione della Repubblica italiana, e in questo caso, dalla Convenzione di Istanbul, in cui il Consiglio d’Europa si sofferma sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne. La fotografia conserva l’immediatezza necessaria per raggiungere un ampio pubblico ed io vivo questa opportunità come responsabilità e senso del dovere nei confronti del contesto sociale in cui vivo.”

Il risultato? È un’installazione dal forte impatto emotivo, per certi versi spiazzante, di fronte a cui “non puoi evitare il loro sguardo (lo sguardo delle migranti, ndr) e non puoi eludere il potere di trasposizione introspettiva che ha la fotografia quando diventa ritratto -scrive nella nota introduttiva Franca Imbergamo, Sostituto Procuratore Nazionale Antimafia e Antiterrorismo- Francaviglia conosce ed usa alla perfezione questo complesso meccanismo e da eccellente ritrattista non consente alibi agli spettatori”. Come nessun alibi nessuno dovrebbe avere, mai, davanti al dramma dei migranti.

Corredata da un audio project a cura di Carlo Gargano e dell’attrice Giuditta Perriera, la video istallazione fa parte delle iniziative promosse dal Comune di Imola in occasione della Giornata mondiale del/della rifugiato/a del prossimo 20 giugno.

Virginia Dara Siciliana di nascita, milanese e ora un po' romana di adozione. Le piace pensare di essere i libri che ha letto, la musica che ha ascoltato, i posti in cui ha vissuto, le persone che ha incontrato. Blogger da sempre e da anni collaboratrice freelance presso diverse testate online. Crede profondamente nel potere curativo della scrittura (e spera di poterne anche vivere!).

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