0

Donne e ruoli scientifici. Colmare il “gender gap” entro il 2020

0
0


La General Electric lancia il programma “Woman in Tech” per portare a ventimila la quota di donne che ricoprono ruoli scientifici e tecnologici.

L’obiettivo di “Woman in Tech” è di raggiungere la quota ventimila donne in ruoli scientifici e tecnologici, come progettazione, produzione, ingegneria ma anche product menagment, entro il 2020. Un programma voluto dalla General Electric per andare a colmare il Technology Gender Gap. Nonostante gli sforzi attuati fino ad oggi, infatti, il mondo della tecnologia e scienza e ancora in prevalenza ad appannaggio del mondo maschile e le prospettive di crescita dei talenti femminili sono ancora insoddisfacenti – negli USA, per esempio, solo il 14% di tutti gli ingegneri è donna. Inoltre, secondo l’US Bureau of Statistics tra i principali gruppi attivi nel comparto tecnologico, le donne sono ancora sottorappresentate, e costituiscono dal 13 al 24% dei posti di lavoro, e il 17-30% delle posizioni di leadership.

Per questo il programma punta proprio ad aumentare la presenza delle donne nei diversi comparti tecno-scientifici, così da arrivare ad un equilibrio di genere. Secondo l’OCSE superare il gap di genere nel settore potrebbe portare all’aumento del PIL tra il 5 e i 12% entro 15. Mentre per gli economisti del Massachusset Istitute of Technology una maggiore gender diversity potrebbe far aumentare il fatturato delle aziende del 41%.

 

 

Il bisogno di investimenti

 

 

La campagna “Women in Tech” è un ulteriore passo in avanti della GE dopo la fondazione 20 anni fa del Women’s Network, cioè la rete interna all’azienda che coinvolge più di 100mila dipendenti per promuovere il lavoro femminile. Inoltre, la GE ha ampliato e diversificato le strategie che aiutino a ridurre il gender gap, come per esempio aumentare il bacino delle università da cui trarre talenti, favorendo soprattutto istituti che incoraggiano una maggiore diversità di genere.

Ma per riuscire a superare realmente questo gap c’è bisogno che le aziende investano concretamente. La strada da perseguire, insomma, pare sia sempre più quella di un lavoro più family-friendly e programmi di child-care più economici e sostenibili.

Anna Peluso Nolana di nascita, romana di adozione. Ingorda di serie TV, discreta lettrice, amante del nuoto. In generale? Ama viaggiare ma i posti che ha conosciuto sono sempre troppo pochi. Sta meglio in acqua che sulla terraferma. Un giorno spera di fare della scrittura il suo lavoro.

LASCIA UN COMMENTO

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *