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Donne violentate: alla SUN di Napoli un corso per aiutarle

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Arrivano con gli occhi gonfi di pianto, livide in volto e, qualche volta, zoppicando. Raramente vengono accompagnate; più spesso, sono sole. Nascoste sotto abiti informi, occhiali da sole e cappelli per non essere riconosciute. Per mimetizzarsi tra lo schifo di alcuni reparti d’Ospedale, tra muri scrostati e sporco a terra.

Rifiuti: è così che si sentono le donne picchiate, violentate, maltrattate. Scarti della società che nessuno comprende, rinchiuse magari in case “scomode” alla mercè di mariti o fidanzati che le utilizzano come oggetti. Non passa giorno in cui la cronaca non ce ne racconti una: si tratti di una professoressa uccisa dall’alunno “prediletto”, si tratti della vittima di un gioco erotico, si tratti di quella che “sapeva troppo” sull’amante del marito o di quell’altra che scherzava fuori al locale con gli amici, le storie di “nera in rosa” invadono le nostre giornate, diventando nei fatti una terribile routine alla quale non facciamo neanche più caso.

Intanto, però, far finta di niente non può essere, certo, la soluzione. Ecco, perciò, che esperti di ogni genere si interrogano, a vario titolo, su cosa fare. Psicologi, docenti, personale medico sono chiamati a dare risposte immediate ad una società talmente alla deriva da negare alle donne la possibilità di sentirsi davvero alla pari con gli uomini. Da negare loro, perfino, l’opportunità di curarsi in maniera corretta.

 

La SUN organizza un corso per aiutare le vittime ad uscirne

 

È per venire incontro a questa esigenza che la SUN – Seconda Università di Napoli ha messo a punto un corso di perfezionamento. “Violenza di genere sulle donne. Percorso rosa in Pronto Soccorso”, così si chiama, ed è un percorso di 4 mesi rivolto a dottori, infermieri, assistenti sociali e sociologi con lo scopo di diffondere la conoscenza approfondita del fenomeno ‘violenza’ nel contesto sanitario, con particolare riferimento agli esiti sulla salute. “E’ il primo corso a livello nazionale che insegna agli operatori sanitari a supportare le situazioni di emergenza, cioè ad individuare il problema” – spiega la coordinatrice scientifica Elvira Reale – “Molte volte ci sono dei segnali da interpretare e c’è, poi, una diagnosi da effettuare in modo corretto, con una eziologia da violenza ed una prognosi adeguata alle circostanze”.sun2

Il modello di intervento, infatti, prevede l’utilizzo di un doppio referto: quello medico e quello psicologico. Inoltre, esso non si limiterà ad una attività esclusivamente sanitaria, interna all’Ospedale, ma prevedrà anche il riferimento alle Forze dell’Ordine e alle Procure. “Abbiamo organizzato un programma in pieno accordo con quanto stabilito dalla legge 208/2015, approvata lo scorso dicembre, che introduce l’obbligo di istituire percorsi di tutela femminile all’interno dell’istituzione sanitaria”, aggiunge Mauro Giordano, direttore del corso. “Università vuol dire fare cultura. Una cultura diretta a chi ne ha bisogno e non avulsa dal territorio” – conclude il direttore del dipartimento di Scienze Mediche, Ludovico Docimo –“La violenza sulle donne è una realtà. Quando una donna arriva in Ospedale ha bisogno non solo di cure ma, soprattutto, di chi se ne prenda cura”.

 

 

Per maggiori informazioni, www.unina2.it

Ornella d'Anna Giornalista con un’insana passione per carta e penna, racchiude in sé tutte le contraddizioni delle donne: precisina e decisamente impulsiva, sa essere anche dolce (sforzandosi); a volte le piacerebbe tornare ai 15 anni, poi si guarda attorno e si scopre molto innamorata di ciò che ha: un marito stupendo, una figlia da strapazzare di baci e una famiglia fortissima. Adora le sue due gatte, i tramonti greci e la pasta poco cotta… ma odia le “minestre riscaldate”.

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