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Duecento milioni di donne nel mondo sono vittime di mutilazioni genitali

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Nella Giornata Mondiale della Tolleranza Zero contro le mutilazioni genitali, che si è svolta ieri 6 febbraio, l’OMS diffonde i dati: sono 200 milioni, nel Mondo, le donne che hanno subito mutilazioni genitali e sono almeno tre milioni le ragazze che ogni anno rischiano di subirle.

 

 

Bisogna che i governi affrontino il problema

 

 

Duecento milioni tra donne e bambine hanno subito mutilazioni genitali e ogni anno ci sono almeno 3 milioni di probabili nuove vittime. È l’allarme lanciato da Unicef e Unfpa (United Nation Population Fund) che commentano così i dati diffusi dall’Organizzazione Mondiale della Sanità durante la Fmg, la giornata mondiale contro le mutilazioni genitali: “Le mutilazioni genitali femminili – spiegano Henrietta H. Fore direttrice generale di Unicef e Natalia Kanem, direttrice generale di Unfpa – rappresentano tante cose: un atto violento che causa infezioni, malattie, complicazioni durante il parto e anche la morte; una pratica crudele che infligge danni emotivi duraturi nel tempo, perpetrati sui più vulnerabili e i meno potenti della società, le ragazze nella fascia di età compresa tra l’infanzia e i 15 anni; una violazione dei diritti umani che riflette e protrae il basso status sociale di ragazze e donne in troppi luoghi; un ostacolo al benessere delle comunità e delle economie. Ma le mutilazioni genitali femminili rappresentano anche qualcosa che può essere fermato. Nel mondo, sta crescendo una pressione per eliminare le mutilazioni genitali femminili. La volontà politica, il coinvolgimento delle comunità e gli investimenti mirati stanno cambiando le abitudini e le vite delle persone”.

Nei Paesi dove le due Organizzazioni lavorano insieme per fermare questa piaga, rispetto ad un decennio fa, le ragazze hanno molte meno probabilità di essere sottoposte alla terribile pratica. Di fatto, dal 2008 circa 18 mila comunità in 15 diversi Paesi hanno ripudiato questa prassi. Nel complesso, dall’inizio del nuovo millennio a livello globale la diffusione di questa arcaica consuetudine è calata di circa un quarto.

Una buona notizia, certo, ma c’è da fare ancora molto lavoro perché le mutilazioni diventino solo un ricordo, soprattutto perché secondo le stime entro il 2030 oltre un terzo delle nascite mondiali avverrà proprio in quei paesi che oggi attuano ancora le mutilazioni e se i passi avanti fatti fino ad ora non troveranno nel prossimo futuro un seguito, vuol dire che milioni e milioni di ragazze potrebbero ancora essere sottoposte a questa pratica. Bisogna, quindi, che le vecchie pratiche sociali siano combattute villaggio per villaggio, se serve, e che i medici professionisti si schierino contro le mutilazioni e decidano di non praticarle.

Soprattutto c’è bisogno, spiegano infine Fore e Kanem, che i governi affrontino il problema senza alcuna riserva e che le istituzioni promulghino leggi che rendano la pratica un reato.

 

Anna Peluso Nolana di nascita, romana di adozione. Ingorda di serie TV, discreta lettrice, amante del nuoto. In generale? Ama viaggiare ma i posti che ha conosciuto sono sempre troppo pochi. Sta meglio in acqua che sulla terraferma. Un giorno spera di fare della scrittura il suo lavoro.

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