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“È mio!”, “No, mio!”: cos’è la comunione dei beni

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La comunione legale o immediata è quel regime patrimoniale nel quale, ai sensi dell’art. 177 c.c., rientrano tutti quei beni che sono stati acquistati congiuntamente o separatamente dai coniugi dopo il matrimonio. Nello specifico ci riferiamo: agli acquisti compiuti dai coniugi dopo il matrimonio; alle aziende gestite da entrambi i coniugi e costituite dopo il matrimonio; agli utili ed incrementi di azienda di proprietà di uno solo dei coniugi anteriormente al matrimonio, ma gestita da entrambi; ai risparmi dei coniugi con esclusione dei beni personali.

Diversa è la comunione de residuo la quale racchiude tutti quei beni che residuano a seguito della preliminare divisione di due tipi di beni: beni che cadono in comunione e beni personali.
In buona sostanza, la suddetta categoria presuppone che esistano beni che appartengono a ciascuno dei coniugi in costanza di comunione e che, ove ancora esistenti (e non interamente consumati) al momento della cessazione della comunione legale, saranno oggetto di divisione in parti uguali tra i coniugi (si tratta dei frutti dei beni personali, dei proventi dell’attività separata dei coniugi, dei beni destinati all’esercizio dell’impresa di uno dei coniugi e dei suoi incrementi).

Cadono in comunione de residuo ex art. 177 lett. b) e c) c.c.: (a) i frutti dei beni propri (ad esempio ai canoni di locazione corrisposti dall’inquilino di un alloggio  o al raccolto di un fondo rustico di proprietà di uno solo dei coniugi); (b) i proventi dell’attività separata di ciascuno dei coniugi (ad es. lo stipendio mensilmente percepito dal coniuge lavoratore dipendente, ovvero al reddito da lavoro autonomo). A tali fattispecie occorre poi aggiungere quelle descritte dall’art. 178 c.c. i beni e gli incrementi destinati all’esercizio dell’impresa di uno dei coniugi.

La dottrina suole individuare una duplice ratio dell’istituto: vale a dire, per ciò che attiene alle ipotesi descritte dall’art. 177 lett. b) e c) quella di reperire un giusto equilibrio, un compromesso tra il principio solidaristico che dovrebbe informare la vita coniugale (art. 29 Cost.), da un lato, e la tutela della proprietà privata e della remunerazione del lavoro, dall’altro (artt. 35, 41, 42 Cost.).

 

 

Quando si scioglie il regime di comunione?

 

 

La comunione legale cessa a seguito:

  • della separazione personale dei coniugi,
  • della cessazione degli effetti civili del matrimonio,
  • dell’annullamento dello stesso,
  • di decesso di uno dei coniugi
  • della separazione giudiziale dei beni
  • del mutamento convenzionale del regime patrimoniale dei beni
  • del fallimento di uno dei coniugi.

Cessata la comunione legale, prima di procedere alla divisione (che consiste nella ripartizione in parti uguali dell’attivo e del passivo) i coniugi hanno l’obbligo di rimborsare le somme prelevate per fini personali dalla comunione legale e il valore equivalente ai beni che sono stati oggetto di atti di straordinaria amministrazione posti in essere senza il necessario consenso di uno dei coniugi; per converso hanno il diritto di richiedere la restituzione dei beni personali impiegati per spese ed investimenti nel patrimonio comune.

Diana Ferrara Ama le lingue e i viaggi “on the road” auto-organizzarti, alla scoperta dei piccoli gioielli del Mondo. Sogna di diventare magistrato. Nel frattempo, si divide tra la frenesia della città e la casa in campagna, nella quale si rilassa con un buon libro tra gli alberi da frutta.

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