Home Attualità Emoticon che passione! Ma se fossero sessiste?
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Emoticon che passione! Ma se fossero sessiste?

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C’è un’emoticon per qualsiasi cosa, soprattutto ora che anche l’ultimo aggiornamento Android ha permesso a chiunque di scambiare messaggi con unicorni, wrap, famiglie arcobaleno. Ogni giorno inviamo decine di faccine per dare il buongiorno alle persone che amiamo, esprimere il nostro disappunto o rendere, senza troppi giri di parole, il nostro stato d’animo. Anzi, secondo delle ricerche il numero di emoticon scambiate ogni giorno dall’universo femminile sarebbe nell’ordine del miliardo. Ma siamo sicure che non siano sessiste?

A sollevare il problema è l’azienda di prodotti femminili Always (in Italia rappresentata da Lines, ndr) con la campagna #likeagirl. Alle ragazze, poco più che adolescenti, che usano i propri prodotti ha chiesto cosa le disturbi di più delle faccine che comunemente si trovano nei servizi di messaggistica. Le risposte non lasciano dubbi, troppo rosa e nessuna emoji per le donne professioniste, solo spose (“come se quello della sposa fosse un mestiere!”), conigliette e fashioniste. A guadare bene il catalogo di faccine disponibili, infatti, ci sono emoticon al maschile per qualsiasi cosa, dallo sport ai mestieri più disparati. Ci sono ciclisti, giocatori di basket ma perché nemmeno una sportiva donna, per esempio? Non è solo una questione formale, riflettono da Always, durante la pubertà l’autostima delle adolescenti può raggiungere livelli molto bassi, perciò è naturale chiedersi che conseguenze possano esserci se anche le tecnologie più nuove si fanno portatrici di anacronistici stereotipi sessisti.

 

La campagna #likeagirl: che anche le faccine siano inarrestabili come le ragazze

 

La soluzione? Secondo gli ideatori di #likeagirl è di rendere anche le emoji che usiamo ogni giorno “inarrestabili come lo sono le nostre ragazze”. Anche se questo può voler dire programmare faccine nuove di wrestler donne, calciatrici, tiratrici con l’arco, batteriste, poliziotte e superstar. Il messaggio è chiaro – e, in fondo, simile a quello di una delle campagne più amate per lo scorso 8 marzo– nessuna ha bisogno di sentirsi ricordare i propri limiti. Anzi, tutte abbiamo bisogno di sentirci dire che siamo capaci di qualsiasi cosa.

Virginia Dara Siciliana di nascita, milanese e ora un po' romana di adozione. Le piace pensare di essere i libri che ha letto, la musica che ha ascoltato, i posti in cui ha vissuto, le persone che ha incontrato. Blogger da sempre e da anni collaboratrice freelance presso diverse testate online. Crede profondamente nel potere curativo della scrittura (e spera di poterne anche vivere!).

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