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Essere psicologa a Napoli: storia di un’attività pubblica

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La mia esperienza di psicologa psicoterapeuta approda, dopo il reparto di Gravidanze a rischio dell’Ospedale Cardarelli e il Ser.T., al Centro per le Famiglie, nel 1996.

Il Centro nasce da un progetto targato Asl Na1 nel 1996 e poi diventa Servizio. E’ un Centro integrato con il Comune di Napoli, accoglie operatori di entrambe le amministrazioni e di diverse professionalità, già in servizio nelle rispettive aziende.

E’ un luogo di lavoro pubblico, caratterizzato da assistenti sociali, mediatori e psicologi psicoterapeuti; si occupa di separazioni, ha costituito gruppi di lavoro coi Magistrati, collabora coi Tribunali, lavora in rete con gli altri Servizi, con famiglie multiproblematiche, con coppie in ogni fase di vita e con una quota di terapie individuali; predispone incontri protetti genitori/figli, mediazioni familiari e utilizzo di tecniche espressive; partecipa a progetti di ricerca con la Federico II e da poco si è installato nell’Ospedale Annunziata.

 

 

Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori

 

 

 

Ho avuto la fortuna di incontrare maestri generosi. Assistere alle loro discussioni ha significato una grande lezione di vita, prima che di cultura.

Abbiamo elaborato un modello di lavoro, buone prassi circa la sarcitura di trame che hanno a che vedere con i legami familiari.

De Andrè cantava “Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori”.

Siamo entrati in terreni inesplorati e irti di difficoltà, occupando territori scarni di scambio, riempiendoli di nuove comunicazioni, spesso adattandole ai bisogni della famiglia che incontravamo. Per questo il Servizio si chiama al plurale, è un Centro per ogni tipo di famiglia, per ogni storia in cui c’imbattiamo; abbiamo imparato sia ad usufruire di qualunque risorsa intravediamo sia a scovarne laddove solitamente non si è abituati a cercarne.

La storia della città s’intreccia fortemente con quella dell’Annunziata; arte, cultura, storia, tradizione e storie dei singoli affascinano da subito.

Qui, ci si sente a Napoli: un quartiere difficile e vivo, ricco di riferimenti come Porta Capuana, la Duchesca, la nuova bellissima stazione della metro Garibaldi; vecchio, trascurato, antico, moderno, nuovo, europeo, tutti aggettivi adatti al medesimo luogo.

Nella sala d’attesa per le vaccinazioni dell’Ospedale risulta evidente quanto il tessuto sociale sia profondamente cambiato. Madri cinesi, ucraine, africane, arabe, indiane, mescolate alle napoletane.

Bambini di ogni colore e taglio d’occhi. Bellissimi. Tutti i bambini del mondo lo sono; e sono il futuro, del mondo e di questa città.

La mia esperienza s’arricchisce di luoghi, lingue, suoni, nuove reti lavorative.

Francesca Laccetti Psicologa - psicoterapeuta, musicoterapista. Lavora con le famiglie e conduce laboratori di crescita personale con forme d'arte. Ha studiato canto, disegna e ama leggere e scrivere. Considera essenziali passione e apertura al cambiamento, per vivere bene.

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