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“Facciamo un gioco”: piccolo racconto di letteratura erotica

L'esperimento letterario di uno scrittore che pubblica una lettera erotica indirizzata alla fidanzata ignara. Immaginazione e realtà si fondono in un gioco intimo e provocatorio, con epilogo imprevisto.

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Facciamo un gioco, Emmanuel Carrère, ed. Einaudi, 2004, pgg. 50, 8 euro.

Il racconto erotico che uno scrittore francese pubblica inizialmente sul quotidiano “Le Monde” e che è una lunga lettera rivolta alla fidanzata, nella quale le chiede di compiere gesti specifici che riguardano il suo corpo, mentre lei è sul treno tra Parigi e La Rochelle.
L’autore, Emmanuel Carrère, aspetta la donna alla stazione di arrivo, non preoccupandosi dell’imbarazzo che il proprio scritto può provocare in lei e della curiosità anche morbosa o irrispettosa che la lettura di quel racconto sul giornale può suscitare nei lettori.
Il racconto diventerà libro, in cui chi legge verrà a conoscenza dell’epilogo inaspettato di quell’esperimento erotico pubblico.

 

 

Pubblico e privato

 

 

Qualche tempo dopo, il giornale Le Monde offrirà scuse pubbliche per chi era rimasto scandalizzato da quel racconto: una coraggiosa apertura alla letteratura erotica, peraltro autobiografica, trasformata in autocritica con relativo pentimento.
La scrittura di Carrère, che è anche sceneggiatore di telefilm e di trasposizioni cinematografiche di propri testi di narrativa, pur se coerente con il genere erotico e relativo a una “proposta indecente”, con vocaboli spinti, non scade però nella volgarità.
Lo scrittore indulge all’immaginazione, gioca con la donna cui è rivolto l’invito a fare tutto ciò che le viene chiesto, crea atmosfere calde e provocatorie, si introduce nei particolari intimi dei loro incontri sessuali.
La conclusione infelice della vicenda fa riflettere, sulla caducità delle cose, sulla distanza tra ciò che si pensa e ciò che è, sull’osare comportamenti estremi, credendo nella complicità con qualcuno senza evidentemente conoscerlo abbastanza.
Quanto le storie d’amore sono nostre proiezioni, illusioni, bisogni di convincerci che sono reali e quanto sono reali davvero?
Quali sensazioni ed emozioni ha provato la donna, rispetto all’esperienza di essere messa sulla pagina di un quotidiano con la descrizione dei propri odori e tratti fisici?
E’ corretto non chiedere il consenso di altri da coinvolgere nei propri esperimenti di letteratura autobiografica pubblica?
Oppure, come sostiene lo scrittore americano Jonathan Franzen nel suo “Più lontano ancora” (Einaudi), “La narrativa autobiografica più pura richiede invenzione pura”?

Francesca Laccetti Psicologa - psicoterapeuta, musicoterapista. Lavora con le famiglie e conduce laboratori di crescita personale con forme d'arte. Ha studiato canto, disegna e ama leggere e scrivere. Considera essenziali passione e apertura al cambiamento, per vivere bene.

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