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Faccine sorridenti sulle etichette: così i bimbi scelgono un’alimentazione sana

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Spesso sono i primi a pretendere un’alimentazione sana, bio e a chilometro zero. Ma se i vostri bambini sono tra quelli che fanno capricci davanti a un piatto di verdura o proprio non ce la fanno a rinunciare a grassi e cibo spazzatura, forse dovreste provare con le faccine. Secondo due recenti studi, infatti, la presenza di emoticon sulle confezioni o sui menù della mensa scolastica indirizzerebbe i più piccoli verso scelte alimentari più salutari.

In particolare per una delle due ricerche, presentata all’ultimo congresso dell’American Academy of Pediatrics, sono state ricostruite due corsie di un supermercato: nella prima la metà dei prodotti presentava delle “emo-etichette” (etichette che riportavano emoticon sorridenti per i cibi nutrienti e sani e faccine tristi per quelli grassi e poco salutari, ndr), nell’altra tutti i prodotti erano privi di etichettatura. Quello che non ci si aspettava chiedendo a bambini dai 5 agli 11 anni di simulare la propria spesa tipo era che le emoticon sorridenti sulle confezioni spingessero i più piccoli verso alternative alimentari sane e nutrienti – almeno nell’83% dei casi- e che riducessero, fino a dimezzarle, le calorie complessive della spesa.

Risultati simili quelli ottenuti in alcune mense scolastiche dell’Ohio (lo studio intero è  stato pubblicato su Appetite, ndr). Qui gli operatori hanno attaccato “emo-etichette” con faccine verdi e sorridenti su frutta e verdura, latte scremato e piatti con cereali integrali, accorgendosi già pochi mesi dopo di come ne fosse aumentato il consumo. In particolare, le richieste di latte scremato erano cresciute del 7,4%, raggiungendo quasi la metà delle scelte complessive e anche il consumo di frutta e verdura aveva registrato dati positivi come un +20%  nel primo caso e un +62% nel secondo.

 

Il marketing delle emozioni? Sì, se serve all’educazione alimentare dei più piccoli

 

Evidenze importanti per chi si occupa di sicurezza alimentare dei bambini, specialmente in un paese come l’America che ha tassi di obesità infantile preoccupanti. E che tracciano una rotta finora poco esplorata: “anziché puntare a ciò che i più piccoli possono comprendere dell’educazione nutrizionale –hanno sottolineato, infatti, i responsabili delle ricerche- possiamo sfruttare le loro emozioni. I bambini sanno interpretarle perfettamente fin da piccolissimi e le faccine non sono altro che una loro rappresentazione. I piccoli non possono fare scelte sane e consapevoli sulla base delle etichette attuali, renderle più attraenti e agevoli da decifrare per loro significa aiutarli in modo semplice ed economico a imparare come si mangia in modo sano”.

 

 

 

 

 

 

Virginia Dara Siciliana di nascita, milanese e ora un po' romana di adozione. Le piace pensare di essere i libri che ha letto, la musica che ha ascoltato, i posti in cui ha vissuto, le persone che ha incontrato. Blogger da sempre e da anni collaboratrice freelance presso diverse testate online. Crede profondamente nel potere curativo della scrittura (e spera di poterne anche vivere!).

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