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Facebook e tradimento: scatta l’addebito della separazione

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Il Tribunale di Roma, nella sentenza n. 456/2016, ha accolto la domanda di addebito della separazione formulata dalla moglie, lesa nella sua dignità dalla relazione extraconiugale del marito, resa pubblica su un noto social network.

È stata infatti la dichiarazione d’amore pubblicata su facebook dall’uomo a portare a galla la sua infedeltà, ragion per cui la moglie ne aveva chiesto l’allontanamento da casa, l’addebito al marito per infedeltà coniugale e l’affido condiviso delle figlie minori, con collocamento prevalente presso la madre, con previsione di un regime di visita per il padre.
La parte che richiede l’addebito della separazione all’altro coniuge è gravata dall’onere di provare sia la contrarietà del comportamento di costui ai doveri che derivano dal matrimonio, sia l’efficacia causale di questi comportamenti nel rendere intollerabile la prosecuzione della convivenza. Nel caso di specie ciò è stato provato sia dalla produzione documentale che dalla dichiarazione di testimoni, confermando che l’uomo aveva instaurato una relazione con un’altra donna nel corso del matrimonio e, poiché l’inosservanza dell’obbligo di fedeltà coniugale rappresenta una violazione particolarmente grave che determina normalmente l’intollerabilità della prosecuzione della convivenza, qualora sia provato, giustifica l’addebito della separazione al coniuge responsabile.

 

Il cellulare come mezzo di prova

 

Come il pc, anche il telefono cellulare può essere fonte di prove, essendo spesso usato per condividere documenti, foto, messaggi. Pertanto se si vuol avere prova di qualcosa, il primo mezzo da requisire è il cellulare da cui estrarre dati al pari di un computer. Gli sms hanno valore di documenti informatici, equiparati alle normali e-mail, da cui possono evincersi reati di atti persecutori, ingiuria, diffamazione, lesione personale, e perché no anche un tradimento.
Sottrarre, però, il cellulare al partner per leggere i messaggi che ha ricevuto e/o inviati ad altri onde scoprire se è infedele, integra gli estremi di un reato in quanto si tratta di un’intrusione nella sfera privata della persona, configurando una violazione del proprio diritto di riservatezza e conseguente compressione della libertà di autodeterminazione. Se si vuole dimostrare qualcosa in sede giudiziaria occorre acquisirne il contenuto in modo legittimo attraverso una formale richiesta al giudice, evitandone l’assunzione diretta che in tal caso integrerebbe il reato di violenza privata.

Luisa Minichiello Ironica, tenace, poliedrica. Con uno sguardo sempre volto a osservare ogni cosa da una diversa prospettiva, suggerita dalla sua perenne curiosità di riuscire a vedere oltre ciò che appare. Ama il Giappone, la lettura, la buona musica, gli occhi che hanno qualcosa da raccontare. Appassionata di psicodinamica e di grafologia. Ha maturato una propensione all’approfondimento di tematiche inerenti la criminologia e il diritto penale.

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