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Farmacisti obiettori di coscienza: siamo sicuri che sia un male?

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Farmacisti obiettori di coscienza. Arriva la proposta legge depositata in commissione Affari Costituzionali alla Camera, deputata a consentire ad ogni farmacista titolare, direttore o collaboratore di farmacie pubbliche o private, di rifiutare la vendita di dispositivi medicinali atti a provocare l’aborto.

 

Farmacisti e pillola del giorno dopo: proposta l’obiezione di coscienza

 

Diritto all’obiezione di coscienza per i famicisti. La proposta legislativa intende assicurare agli addetti del settore, la possibilità di astenersi dalla vendita della pillola del giorno dopo, a tutela del concetto di rispetto della vita.

La questione genera dissensi tra le donne. La lunga lotta per il diritto all’aborto come scelta libera del gentil sesso, viene ancora una volta compromessa.

Gian Luigi Gigli, professore ordinario di neurologia eletto con Scelta Civica ed ora nel gruppo di Democrazia solidale – Centro democratico, caldeggia le scelte coraggiose e controcorrente degli obiettori di coscienza: “Nelle società  occidentali avanzate – si legge nella pdl Gigli- la questione dell’obiezione di coscienza è ineludibile e si propone in misura crescente per l’attualità dei temi bioetici e biogiuridici che coinvolgono i diritti fondamentali dell’uomo in modo nuovo e spesso controverso“. Alcune associazioni di rappresentanza dei farmacisti rivendicano, da tempo, il diritto degli stessi ad essere equiparati ad altre categorie professionali per quanto riguarda il legittimo esercizio del diritto all’obiezione di coscienza. I farmacisti che dovessero avvalersi dell’obiezione di coscienza dovranno obbligatoriamente comunicarla al titolare della farmacia ovvero al direttore dell’azienda ospedaliera o al direttore sanitario.

Resta di fatto che la vendita del farmaco non sarà di fatto inficiata. Il farmacista potrà sensibilizzare l’acquirente sulla questione abortiva, ma non dovrà negare la possibilità di acquisto alla richiedente maggiorenne.

Le donne che non desiderano una gravidanza per motivi privati, familiari, professionali ed emotivi, hanno il diritto di poter decidere del proprio corpo e della propria morale. Gli ormoni inibitori della pillola del giorno dopo non fanno altro che fungere da schermo protettivo sull’ovulazione, impedendo che la fecondazione avvenga. In pratica, i farmaci per cui si ricorre ad una questione di coscienza, seppur considerati abortivi, non “uccidono la vita”, ma impediscano che si creino eventuali condizioni di gravidanza.

 

 

 

Pina Stendardo Collaboratrice freelance presso diverse testate giornalistiche on line, insegue la cultura come meta cui ambire, la scrittura come strumento di conoscenza e introspezione. Si occupa di volontariato. Amante del cinema e della poesia, nel tempo libero si dedica alla recitazione. Estroversa e sognatrice, crede negli ideali che danno forma al sociale.

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