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Festa della liberazione: il 25 aprile delle donne partigiane

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Giornata della liberazione in ricordo della celebre frase “Arrendersi o perire!”, simbolo del 25 aprile 1945. Alle 8 di quel mattino, il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia (CLNAI), con sede a Milano, presieduto da Luigi Longo, Emilio Sereni, Sandro Pertini e Leo Valiani, proclamò con questo grido l’insurrezione in tutti i territori italiani ancora occupati dai nazifascisti. Tante furono le donne che parteciparono alla causa, contribuendo alla storia del nostro Paese.

 

25 Aprile, una data da ricordare

 

In tutte le città d’Italia le donne partigiane lottarono quotidianamente per recuperare i beni di massima necessità per il sostentamento dei compagni. Gruppi di signore svolgevano la propaganda antifascista, raccogliendo fondi e assistendo i detenuti politici di quel periodo. Al gentil sesso italiano spettava inoltre il mantenimento delle comunicazioni sulle operazioni militari. Le donne della Resistenza facevano parte di organizzazioni patriottiche e fondarono dei “Gruppi di difesa della donna”, aperti a ragazze e signore di ogni ceto sociale e di ogni fede politica o religiosa, desiderose di partecipare all’opera di liberazione della patria e di darsi da fare per conquistare la propria emancipazione.

Le donne della liberazione furono tante e impegnate nel garantire i diritti del gentil sesso, costrette a diventare capifamiglia al posto dei mariti arruolati nell’esercito. Nelle fabbriche (dove lavoravano in sostituzione degli uomini impegnati in guerra), organizzarono scioperi e manifestazioni contro il Fascismo. Le partigiane si erano preparate alla lotta un anno e mezzo prima del famoso 25 aprile, quando alcune migliaia di italiani decisero di resistere all’occupazione straniera. Con i partigiani che attaccavano i presìdi fascisti e tedeschi del Nord Italia imponendo la resa, le donne inseguivano una nuova libertà per sè e per i propri figli.

La rivoluzione poneva fine a 20 anni di dittatura e 5 di guerra. Ne conseguì la condanna a morte di tutti i gerarchi fascisti, incluso Benito Mussolini, che venne fucilato tre giorni dopo. Il 28 aprile, dopo la resa del nemico, una grande manifestazione di celebrazione della liberazione si tenne in città. Gli americani entrarono a Milano il giorno dopo e il 1° maggio a Torino. Tutta l’Italia settentrionale era stata liberata.

Il 25 aprile, simbolicamente, rappresenta dunque il culmine della fase militare della Resistenza e la conseguente nascita della Repubblica Italiana e della stesura definitiva della Costituzione. Fu l’allora presidente del Consiglio Alcide De Gasperi a proporre al principe Umberto II,  luogotenente del Regno d’Italia, di emanare una legge per celebrare “la totale liberazione del territorio italiano”. Il principe accettò e il 25 aprile 1946 fu dichiarato festa nazionale.

 

Pina Stendardo Collaboratrice freelance presso diverse testate giornalistiche on line, insegue la cultura come meta cui ambire, la scrittura come strumento di conoscenza e introspezione. Si occupa di volontariato. Amante del cinema e della poesia, nel tempo libero si dedica alla recitazione. Estroversa e sognatrice, crede negli ideali che danno forma al sociale.

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