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Fingersi single o divorziati? È reato!

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La sentenza pubblicata il 10 agosto 2016 n. 34800 vede coinvolto un uomo accusato di aver ingannato la sua compagna, attestando un falso stato di uomo libero. I fatti risalgono al 2006 quando lui, coniugato e con figli, aveva fatto credere alla sua amante di essere separato. I due iniziano una relazione che sfocia in una convivenza con conseguente richiesta di nuove nozze da parte della donna che, ignara del vincolo che tiene legato l’uomo, rimane anche incinta. Lui la rassicura dicendo di aver ottenuto il divorzio e che può ottenere anche l’annullamento del matrimonio presso la Sacra Rota. Iniziano i preparativi del nuovo matrimonio religioso e la coppia partecipa anche al corso prematrimoniale, ma all’avvicinarsi della data fissata i documenti non sono ancora pronti e il continuo rimandare insinua dubbi, al punto che la donna inizia a seguirlo: lo sorprende all’uscita della casa coniugale, scoprendo che non solo non si era mai separato ma attende anche un figlio dalla moglie.
La Cassazione lo ha condannato per il reato di sostituzione di persona di cui all’art. 494 c.p., che punisce chiunque induca altri in errore circa la propria persona attribuendo a sé un falso nome, un falso stato o una qualità a cui la legge attribuisce effetti giuridici, al fine di trarne un vantaggio. Ed è quanto realizzato dal soggetto in questione, il quale ha prodotto documenti falsi al fine di indurre la sua amante a ritenerlo libero e proseguire la relazione con lei. Il suo scopo non era quello di contrarre un nuovo matrimonio in costanza di uno ancora valido, che avrebbe integrato il reato di bigamia, quanto piuttosto di mantenere la relazione tanto che i suoi progetti erano tutti a breve termine e non aveva idea di come avrebbe fatto a risolvere la situazione creatasi tra la moglie legittima e la compagna di vita.

 

Sottrarre il cellulare alla ricerca della prova del tradimento

 

Il desiderio di scoprire se il proprio partner è fedele o intrattiene rapporti con altri soggetti, può indurre a sottrarre il suo cellulare per leggere i messaggi che ha ricevuto e/o inviati ad altri, integrando gli estremi di un reato. Pertanto nessuno può “perquisire” il telefono del partner alla ricerca di messaggi compromettenti. L’intrusione nella sfera privata della vittima configura una violazione del proprio diritto di riservatezza e conseguente compressione della propria libertà di autodeterminazione.
Secondo una pronuncia della Cassazione “l’instaurazione di una relazione sentimentale fra due persone appartiene alla sfera della libertà e rientra nel diritto inviolabile all’autodeterminazione fondato sull’art. 2 della Costituzione, dal momento che non può darsi una piena ed effettiva garanzia dei diritti inviolabili dell’uomo (e della donna) senza che sia rispettata la sua libertà di autodeterminazione. La libertà di autodeterminazione nella sfera sessuale comporta la libertà di intraprendere relazioni sentimentali e di porvi termine”.

Luisa Minichiello Ironica, tenace, poliedrica. Con uno sguardo sempre volto a osservare ogni cosa da una diversa prospettiva, suggerita dalla sua perenne curiosità di riuscire a vedere oltre ciò che appare. Ama il Giappone, la lettura, la buona musica, gli occhi che hanno qualcosa da raccontare. Appassionata di psicodinamica e di grafologia. Ha maturato una propensione all’approfondimento di tematiche inerenti la criminologia e il diritto penale.

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